Flash Back Marquez

10 Aprile 2018 Autore  

Domenica sera, durante il gran premio di Argentina, seconda prova del mondiale di motociclismo, è andato in scena l’ennesimo caso mediatico che ha fatto tornare indietro di due anni e mezzo milioni di tifosi del motor sport.

Era il 2015, eravamo a Sepang con lo scontro Marquez-Rossi.  Sembrava tutto superato o, perlomeno, apparentemente. Ma come una ferita mai cicatrizzata del tutto si riapre al minimo contatto con un corpo estraneo, ecco che basta una gara bella e folle, causa meteo, e un contatto non pulito per far riuscire il sangue. Marquez, che già in partenza era stato graziato dalla direzione gara per una partenza alquanto discutibile (gli si era spenta la moto poco prima del via ma è stato aiutato dagli steward a bordo pista) aveva rimontato e dominato.

Perché Marc è un talento puro, c’è da ammetterlo e da ribadirlo. Ma è un talento ancora troppo acerbo, ancora non maturo. Non lo è innanzitutto perché gli manca quell’esperienza fondamentale e quella conoscenza che gli avrebbe permesso di gestire una gara, partita con grande vantaggio, senza rischi e senza contatti. Ma Marquez è così: senza sorpassi al limite non è lui.

Già penalizzato con il passaggio in pit-lane per un sorpasso duro e scorretto, Marquez ci ricasca e lo fa da ingenuo, perché Valentino Rossi, che era davanti lui, non aveva il passo come il suo e sarebbe stato un bersaglio facile da aggirare. La veemenza del sorpasso lo manda addosso al campione di Tavullia facendogli perdere l’equilibrio e facendolo cadere. A fine gara sarà penalizzato di 30 secondi con conseguente uscita dalla zona punti, ma le polemiche non si sono attenuate anzi.

Dopo che il clan di Valentino ha letteralmente rifiutato le sue scuse non facendolo entrare nel box, proprio il numero 46 ha rilasciato dure e sacrosante dichiarazioni ribadendo la sconsideratezza che Marquez mostra da tempo indeterminato in pista quando guida: “Non deve più guardare in faccia, non è la prima volta che fa cose del genere”.

Come si fa a dare torto a queste parole? Non esente da colpe nemmeno la direzione gara, su cui Rossi ha puntato il dito perché troppo permissiva nei confronti di Marquez. Torniamo di nuovo indietro, precisamente al 2011, quando piloti spagnoli e direzione aggrediscono e puniscono il giovane Simoncelli, troppo azzardati i suoi sorpassi, troppo al limite le sue mosse.

Un richiamo che finora non è mai avvenuto nei confronti di Marquez, fino a quando, come tutte le cose, qualcuno non si farà male sul serio.

Redazione

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