L'amara New York di 'Melo
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25 Settembre 2019 Autore  

Il preludio della pioggia, delle nuvole e delle tenebre è forse cominciato un pomeriggio di due anni fa.  Questo non solo perché ormai l'autunno stava avanzando. Fu un gesto schizofrenico, una risata sardonica quella di Carmelo Anthony.

Al nuovo giocatore degli Oklahoma City Thunder, OKC, venne chiesto se mai avrebbe accettato un ruolo marginale, in panchina. "A me? Ma proprio a me?" rispose 'Melo meravigliato, un po'  come fa De Niro in Taxi Driver. Il talento d'altronde non è mai mancato al ragazzo ma di orgoglio forse ce n'è stato sempre abbastanza. Fin troppo per quelli che qualche anno prima erano i suoi "tifosi", quelli di NYC, di Manhattan, che si mettevano  comodi al Madison Square Garden.

Rapporto di odi et amo con i newyorkesi, quei tifosi, o presunti tali, che dopo aver pagato il biglietto qualche centinaia di dollari prendevano posizione e, per prostesta, si godevano la partita da un saccheto di carta sulla testa, con tre buchi  sopra bocca e occhi. A un milionario, a un giocatore privilegiato queste cose dovrebbero scivolare via. Ma per 'Melo non sono state mai parole o fatti vuoti, privi di significato.

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'Melo è stato più di tutti un sognatore, ostinato tanto a vincere a New York quanto  a non cambiare mai il suo gioco, sontuoso ma oramai storico, passato. Avesse fatto esattamente il contrario, cioè via da NY e cambio di stile, forse staremmo parlando di un vincente. Sarebbe forse anche bastato un piccolo cambiamento nel  gioco e New York si sarebbe catapultata alla fine degli anni 60.

Ma Carmelo  non è stato mai un attore, diciamo anche che preferiva Rucker Park a Broadway e per questo oltre a non aver mai vinto nulla si trova ora odiato, disprezzato da tutti e per di più disoccupato. Carmelo Anthony non è come Willis Reed che nel 1970 entra con uno strappo muscolare in campo, uscendo dal tunnel, e manda in delirio il MSG, cambiando l'inerzia della finale e permettendo ai Knicks dell'epoca di vincere il titolo.

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I presupposti per vincere ci sono stati, forse. Ma di certo i Knicks di 'Melo non hanno avuto vita facile  solo a causa di LeBron, che gli ha ripetutamente ostruito il cammino. L'ambiente di New York, pretestuoso e presuntuoso. Fin troppo una fede, i Knicks, anche per 'Melo.  Una fede che offusca, che ti rende non lucido, emotivamente coinvolto.

Così il sognatore 'Melo ha trovato prima miele, poi fiele nei tifosi. Solo colpa loro? Non proprio. Un bagno di umiltà e un pizzico di arguzia avrebbero fatto capire a Anthony che il Gioco stava cambiando. Ma  non è stato. E così, come in tutti i luoghi volubili, a New York Carmelo è stato prima osannato, poi odiato. Perché quando entri in una città come quella o sei impeto o sarai destinato a caricarti tutti e tutto sulle spalle, piogge di insulti e di critiche comprese.

Raimondo Camponi

In realtà il mondo può essere più piccolo di quello che si possa pensare. Per gli amanti del basket americano NBA anche trenta metri per diciassette possono bastare. Se non siete della materia si fa sempre in tempo ad amare una schiacciata, un giocatore, una divisa o semplicemente una storia. Forse sarà l'aria di mistero che aleggia o la "pozza" atlantica che ci separa, ma questo sport vi piacerà! Parola del vostro Ray!

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