El Trinche, campione dimenticato
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26 Aprile 2018 Autore  

Quando Diego Armando Maradona si trasferì al Newell's Old Boys durante una conferenza stampa un giornalista lo definì come ”il miglior calciatore che abbia mai giocato a Rosario”, lui lo fermò e rispose: “No ti sbagli, il miglior calciatore ha già giocato a Rosario, e il suo nome è Tomas Carlovich”. I giornalisti non capirono, molti avranno pensato: “Che cosa sta dicendo Diego? Chi è questo Carlovich?”.

Già, perché se non sei nato in Argentina, o meglio se non sei di Rosario, difficilmente conoscerai questo nome, eppure è il nome di un uomo con un talento straordinario, uno di quei talenti che Madre Natura riserva solo a pochi eletti.

Tomas Felipe Carlovich, El Trinche come tutti lo chiamavano, è nato a Rosario il 20 aprile del 1949, ultimo dei sette figli di un idraulico slavo emigrato in Argentina per cercare fortuna,  durante la sua carriera giocò in diverse squadre argentine, tra cui il Rosario Central e soprattutto il Central Cordoba e l'Independiente Rivadavia che lui stesso definì: “i più grandi amori della mia vita”, tuttavia non riuscì mai a raggiungere livelli alti, penalizzato da un carattere particolare, una sregolatezza che come spesso accade convive con il genio.

Era così avanti tecnicamente rispetto agli avversari in campo che a volte addirittura li aspettava sedendosi sul pallone, “l'ho fatto solo per avere una pausa e non per prendere in giro l'avversario” disse una volta. Il suo marchio di fabbrica era il doppio tunnel, faceva passare la palla due volte avanti e indietro tra le gambe dell'avversario, lo faceva così spesso che i tifosi erano soliti gridare dagli spalti: “Vai Trinche, facci un doppio tunnel!”.

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"Il più bel regalo che il calcio mi ha dato sono il Central Córdoba e l'Independiente Rivadavia. Io li definirei i due amori della mia vita. In entrambe le squadre ho giocato i migliori anni della mia carriera, che è durata in tutto 16 anni come professionista. Con il 'Charrúas' ho ottenuto due campionati di seconda divisione, nel 1973 e nel 1982. Gli amministratori del club mi hanno pagato un bonus speciale per i tunnel e un doppio bonus con un doppio tunnel."

Su di lui si narra un episodio curioso, nel 1974 l'Argentina gioca la sua ultima amichevole di preparazione per i Mondiali contro una squadra composta esclusivamente da calciatori nati a Rosario tra cui Mario Kempes e lo stesso Carlovich. Il primo tempo fu a senso unico, la squadra di Rosario stava dominando la partita, vinceva 3 a 0 e Tomas stava facendo quello che voleva in campo, giocava come se fosse la partita della vita, quasi a voler dimostrare che in quella nazionale doveva starci anche lui. A fine primo tempo la situazione per il c.t. argentino Vladislao Cap era così imbarazzante che si vide costretto a parlare con il collega della squadra avversaria e chiedergli di far uscire El Trinche dal campo, dopo l'uscita di Tomas l'Argentina riuscì a segnare almeno un gol e la partita finì 3 a 1.

"Sono state dette molte cose su di me, ma la maggior parte non sono vere. Una cosa vera è che non mi è mai piaciuto stare lontano dal mio quartiere, la casa dei miei genitori, il bar dove vado di solito, i miei amici e "il Vasco" Artola, che mi ha insegnato come colpire la palla quando ero un ragazzo".

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Non solo Maradona, anche altri campioni argentini sono rimasti impressionati da lui: José Pekerman lo definì come il miglior centrocampista che avesse mai visto e César Luis Menotti disse:”Carlovich è uno di quei bambini il cui unico giocattolo da quando sono nati è stata una palla, vederlo giocare è stato impressionante” e anche un giovane Marcelo Bielsa, rosarino come lui, andava spesso a vederlo giocare.

Si ritirò nel 1986 dopo sedici anni da professionista in Argentina, non raggiunse mai la nazionale e di lui non ci resta molto se non le parole di chi lo ha visto giocare e ne è rimasto incantato, voi non lo avete visto ma la prossima volta che qualcuno vi chiederà chi è il più forte giocatore argentino della storia saprete già cosa rispondere: “El Trinche!” Parola di Diego.

Gianluca Di Mario

Nato nel 1994 sotto il segno dell'aquila, e non poteva essere altrimenti vivendo nel paese di Alessandro
Nesta. Ha fatto appena in tempo a vedere l'epopea Cragnotti, prima di innamorarsi dei colori biancocelesti
nei primi anni lotitiani, quelli dei 9 in un giorno e di Paolo Di Canio. Scrive di calcio e dintorni per
passione su ilCatenaccio.it grazie. Per gli amici, un soprannome straordinario, no che dico straorDiMario.

 

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