Gianni Brera, addio miserabile estate
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24 Agosto 2019 Autore  

Se oggi parliamo di contropiede, goleador e centrocampista, lo dobbiamo a Gianni Brera. Lo stesso nome di questo sito, il catenaccio, è stato inventato da lui. Giornalista gigante, romanziere dello sport, paroliere, sceneggiattore, novelliere. Sapeva dipingere quello che vedeva, non si limitava a raccontarlo. Il suo era un stile "straordinariamente inventivo e funambolico", dove si fondevano le sue conoscenze classiche e le sue radici popolari, la filosofia e la letteratura, la geometria e la cucina. 

Il brano che vi proponiamo qui sotto è tratto dalla rubrica L'Arcimatto del 7 settembre 1964, sul Guerin Sportivo, testata in cui entrò a soli 17 anni per occuparsi di Serie C. Con queste parole salutava l'estate e dava il bentornato al calcio. 

La Serie A riparte. E noi ripartiamo così, a quindici giorni dal centenario della sua nascita.

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Addio, mirabile estate. Dolori lancinanti mi colgono fra un Pommard 1959 e l'ultima terrine maison consumata in Savoia. Scopro di aver fatto un calcolo, il solo di tutta la mia vita. Oppo mi aveva parlato di una sbarra rovente immersa nel rene, di invidia per partorienti femmine minimamente afflitte dal dolore fisico, bensì esaltate dalla gloria della futura maternità. Procedo immediatamente all'autodiagnosi sentendomi offeso con tutti i santi ereditati da mia madre.

Mi riporta a casa Carlino Mo, conturbato da problemi di illuminazione moderna sulla facciata torron-cremonese e alquanto libidinosa della nostra Gratiarum Chartusia. Vi eseguiranno musiche sacre al primo ondeggiare della nebbia natia. Un brivido lungo la schiena inguainata da scandale. Un fremito appena sopra la pancia. Prima digestio fit in ore. Sogno di pernici antiche beccottanti clitoridi in risaia. La musica si arrampica su per lesene truccate da sculture maligne. Pare una lisciva celeste. Nelle sciabolate dei riflettori volteggiano gufi santificati al tempio della Controriforma. All'ultima finestra si affaccia un certosino il cui padre commerciava con Amsterdam. Le rendite sono state tempestivamente stornate sul banco Belcredi e Brambilla. Ora aspirava al paradiso e teme di amar troppo la pesca. Una vasca 120 metri per 50, simile a una piscina imperatoria, ospita carpe sulla decina di chili. La musica sacra si avvinghia al certosino come una biscia facilmente debellabile. La polenta è già stata amalgamata (oh, improprietade chimica) con il gorgonzola. Getterà l'esca silenziosissima avendo a ruffiana la luna.

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Gianni Brera in redazione

Noi tutti ci chiamiamo Lacoonte e vediamo emergere terribili mostri del mare. Il cavallo di Ulisse incombe sul nostro misero capo. L'avvoltoio di Prometeo 1960 può non essere uccello e mordergli il fegato on the rocks. Chiunque abbia possibilità di acquisto può dare significati mitologici all’Ancestor che per me è il whisky migliore. L'ho scoperto a Corteolona cacciando con i Moratti.

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Riecco il calcio, maledizione. Si annuncia, approssima insinua impone. Lady Real porgete mi la mano sottile gravata da zaffiri imponenti vi lascio mordere la mia gota esangue e maledire gli scribi contrari. Camminatemi sul filo della schiena avendo cura di evitare la depressione del rene sinistro. Vi stanno eseguendo un calcolo i componenti chimici del povero giannbréra. A Carlino Mo sono saltate tre volte le valvole. Il chiostro maggiore è emerso magico dalla nebbia esibendo terre cotte come certe fanciulle i seni nel plenilunio. Desiderio Maggioni si è aggrappato a una colonna ed ha spasimato al Mantegazza, a Pavia, all'ultimo regno lombardo. Ettore Fasani è rientrato dall’ispezione all'ultimo creditore. Desidera la Juventus per San Siro o anche per il giorno della vittoria. Esaudiscilo, Remo, o parlerò a Lady Real e sarà la fine di un feudo innaturale.

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Gianni Brera prova la sciabolata 

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Addio, miserabile estate. Hanno distrutto intere province servendosi dei podisti armati da Carlino Beretta. Mi hanno strappato alla vanga in riva al mio lago. Dita fatte smorbie dai calli cercano i tasti con polpastrelli impacciati. Ben presto su tutte le bancarelle il mio calcio e geometria. Prefazione entusiasta di Cesare Bonacossa, rientrato in giuria per amore di sport. Oh tutti voi strappati alla vanga, calzate racchette punture di bulloni. La vostra neve è lojetto selezionato dagli inglesi in 200 anni di giardinaggio lascivo. Pattinate i vostri ghirigori sapienti, espettorato i grumi ingialliti dal tabacco, scegliete le articolazioni avvelenate dalle pigri invasioni talamiche. Bisogna rieleggere Gian Franco Crespi e Piero Bassetti. Pro memoria et fide, seguo pensoso Cesare Zavattini verso San Giovanni. Una marea di folla capace di esaltare l’Horine. Sotto la traiettoria, pur breve, secoli di stronzaggine rilucente di miti. Oh Csare, tu sei storione fra i pesci della Padania. Ed io, cobite fossile, ti solletico le placche dorsali.

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Gianni Brera e l'abatino Rivera

datemi gocce per dilatare l’uretere sinistro. Il prof. levati va a pesca con il frate certosino e attende il punto il calcolo umilierebbe qualsiasi macchina elettronica punto non è grande quanto un chicco di riso cinese. E per esso si strugge il Joanna. Alla tua tavola, amici fidente, come al capezzale di una giovinezza perduta. Consoliamoci a cavaturaccioli in resta. Soffriggi la cipolla, o Dioniso. Al cantiniere Nietzsche, un goccio di 61 senza etichetta, selezionato dal Togn. Andreuzzo Galli fornisce alla moglie l’idea di trasformare la penaggia di Montalto in portombrelli. Forse la usava la moglie del brindisino che vendette Casteggio ad Annibale. Mi rifiuto. Il socio Boniardi vanta eccezioni farmaceutiche del 1700 per la distillazione dell’alcole. Alambicco arrugginito sul tetto del cesso di Terenzio. Lo scala Carmine esaltando Fossati, il Pell-e-oss. Voglia di Cassinari, e se sont chiocch portem a cà. Niente da fare. Un quadro di Secomandi, informale di Vercurago, un quadro sperimentale di Gunta Concato, con una donna impiccata all’arma d’una sedia liberty e un cielo di Prussia dietro la chioma biondastra. Ecco la pittura della quale mi pasco, o Bruno da Piacenza. E debbo andarmene a Lecco, abitandone io il contado, con l’Anguiletto e l’Ambroeus furenti di odio-amore gallico.

 

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Lamberto Rinaldi

Classe 1994, Roma, cantastorie calcistiche per ilCatenaccio, menestrello sulla rivista Il Nuovo e Stampa Critica o, per dirla in maniera più autorevole e un sacco fica, giornalista freelance. Un glorioso passato da spazzatore-falciatore per i campi della Terza Categoria viterbese, terminato anzitempo per ovvie incomprensioni con il sistema calcistico italiano. Una triennale in Lettere e una magistrale in Ingegneria Letteraria, nome artistico di Filologia Moderna, a La Sapienza di Roma. Conduce la trasmissione Super Santos sulle frequenze di Active Web Radio.
Andare, guardare, cercare di capire, raccontare. Letteratura e sport, calcio e As Roma. Ha fatto anche cose buone.
 
 
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