4 cose belle (e nuove) che sono successe questa estate per il calcio
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05 Agosto 2019 Autore  

Qualcosa si muove nel calcio per quanto riguarda diritti, equità e giustizia. E lo si deve soprattutto alla bolla mediatica del Mondiale Femmile di Francia, ma non solo. Qualcosa, infatti, sta cambiando negli approcci e nelle sensazioni, nelle parole e nelle scelte. 

Lo dimostrano queste 4 notizie che abbiamo selezionato in questa estate. Eccole. 

 

 

LA SVOLTA DELL’AJAX: EQUITÀ TRA CALCIATORI E CALCIATRICI

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Il calcio non passa mai solo per i piedi di chi gioca. Passa soprattutto per la testa. E in questo ad Amsterdam sono sempre stati avanti. Lo hanno dimostrato ancora all’Ajax, la squadra che ci ha incantato nell’ultima edizione di Champions League. È di fine luglio infatti l’accordo di equiparazione contrattuale dei propri tesserati, uomini e donne. A firmarlo sono stati Edwin van der Sar, direttore generale dell’Ajax, e da Ko Andriessen, direttore del sindacato ProProf.

Per ora non si parla di stessi stipendi, ma i passi avanti sono notevoli: il patto siglato prevede identiche condizioni sul salario minimo, sui giorni di vacanza, sull'assicurazione sanitaria e sul mantenimento dello stipendio in caso di gravi infortuni.

Con questo accordo collettivo possiamo fare un altro passo in avanti verso il professionismo – ha detto Daphne Koster, responsabile della sezione femminile dell’Ajax - Spero che altri club seguano il nostro esempio. Finora potevamo firmare soltanto contratti della durata massima di due anni e una tesserata poteva andarsene anche a metà stagione. Questo accordo cambia completamente le cose”.

A giugno, proprio in concomitanza del Mondiale Femminile in Francia, la KNVB, ovvero la Federcalcio Olandese, ha annunciato che lo stipendio delle calciatrici sarebbe aumentato progressivamente fino a “raggiungere il livello della nazionale maschile nel periodo 2012-2023” per diminuire una differenza e “realizzare la parità tra uomini e donne”.

ALBIN EKDAL E IL SILENZIO SULL’OMOFOBIA

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Se c’è un grande tabù nel mondo del calcio non è quello legato alle Champions della Juventus o al Benfica e la maledizione di Bela Guttmann. Il grande tabù è quello legato ai calciatori gay e all’omofobia.

Per fortuna se ne parla sempre di più e Albin Ekdal, centrocampista della Sampdoria e della nazionale della Svezia, rompe il silenzio: “Dicono che non ci sono calciatori omosessuali. Come si fa a trarre questa conclusione? Ho giocato a calcio nei due maggiori campionati al mondo, partecipando a coppe europee e anche alla Coppa del Mondo. Non sono mai stato in campo con un calciatore che fosse dichiaratamente omosessuale. Il problema non potrebbe essere più chiaro. Il calcio professionistico allontana gli omosessuali, mette pressioni sui ragazzi a non esternare chi amano. Dobbiamo aiutare chi pensa di mollare per non essere deriso, che potrebbe aver sentito la parola “fro*io” utilizzata come un insulto negli spogliatoi.”

Albin Ekdal è sposato e ha una figlia, ha giocato per Juventus, Siena, Bologna e Cagliari. E si espone in prima persona per una questione che è di tutti, come la responsabilità, “che non è solo del singolo, ma mia, nostra, di tutti fare in modo che non debba richiedere coraggio osare. Dovrebbe essere facile dire a qualcuno di essere innamorati. Io non posso fare altro che dare il benvenuto a tutti nel mondo del calcio e tu non puoi fare altrimenti. Se lo facciamo tutti assieme in ogni occasione possibile, ad ogni viaggio in bus, in trasferta, in qualsiasi spogliatoio, non ci sarà più questo problema in futuro”.

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UN ABRITRO DONNA PER LA FINALE DI SUPERCOPPA

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Sarà Stéphanie Frappart ad arbitrare, tra meno di due settimane, la finale di Supercoppa Uefa tra Liverpool e Chelsea. Il 14 agosto sarà quindi la prima volta che una donna dirigerà una finale maschile. Un passo storico, una scelta epocale, con protagonista il direttore di gara francese, classe 1983, con in curriculum la finale di Mondiale Femminile vinta dalla Stati Uniti contro l’Olanda, appena due mesi fa.

“In molte occasioni ho detto che il calcio femminile non ha limiti e sono lieto che Stephanie Frappart sia stata nominata arbitro della finale di Supercoppa Europea - ha spiegato il presidente dell'Uefa Aleksander Ceferin -. Come organizzazione diamo la massima importanza allo sviluppo del movimento femminile in tutti i settori. Spero che l'abilità e la devozione che Stephanie ha mostrato in tutta la sua carriera per arrivare a questo livello sia di ispirazione a milioni di ragazze e donne in Europa e mostri che non ci dovrebbero essere barriere per raggiungere il proprio sogno”.

SOLO UN’ITALIANA AI BEST FIFA 2019

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Non ci sono né Maurizio Sarri, vincitore dell’Europa League con il Chelseas, né Massimiliano Allegri, arrivato ai quarti di finale di Champions League con la sua Juventus, in lizza per i The Best FIFA Football Awards. Stiamo parlando dei premi dedicati al miglior tecnico dell’anno, che saranno riconosciuti a Milano il prossimo 23 settembre.

C’è solo un’italiana ed è il commissario tecnico dell’Italia Femminile: Milena Bertolini, che abbiamo imparato ad amare e iniziato a conoscere proprio durante il Mondiale in Francia. Che ha commentato così la notizia di un arbitro donna in Supercoppa Uefa: “Per me è una notizia meravigliosa. Quest'anno si stanno abbattendo diversi muri e mi fa molto piacere che sia stato proprio un italiano come Roberto Rosetti ad avere fatto questa scelta. A prescindere da tutto per le scelte si deve guardare solo al merito, alle competenze, e quella di designare Frappart è naturale. La seguo e conosco le sue capacità, sono felice per lei. Di sicuro le cose più belle sono quelle naturali e non quelle straordinarie. Al Mondiale di Francia le ragazze della Nazionale hanno cominciato a rompere il muro del pregiudizio sul calcio femminile e ora Rosetti aiuta a rompere il muro della diffidenza verso le arbitre. Con dirigenti lungimiranti si possono ottenere grandi cose. Inoltre, al Mondiale si è visto che un calcio diverso è possibile, dove l'arbitro non è il nemico, ma fa parte del gioco. Credo e spero che questo diventi la normalità”.

Lamberto Rinaldi

Classe 1994, Roma, cantastorie calcistiche per ilCatenaccio, menestrello sulla rivista Il Nuovo e Stampa Critica o, per dirla in maniera più autorevole e un sacco fica, giornalista freelance. Un glorioso passato da spazzatore-falciatore per i campi della Terza Categoria viterbese, terminato anzitempo per ovvie incomprensioni con il sistema calcistico italiano. Una triennale in Lettere e una magistrale in Ingegneria Letteraria, nome artistico di Filologia Moderna, a La Sapienza di Roma. Conduce la trasmissione Super Santos sulle frequenze di Active Web Radio.
Andare, guardare, cercare di capire, raccontare. Letteratura e sport, calcio e As Roma. Ha fatto anche cose buone.
 
 
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