L'altro derby di Goethe: quando a Verona scoprì il gioco del pallone
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16 Aprile 2018 Autore  

Il giallo del cielo al tramonto, il rosso della Città Eterna, un rivolo blu a rappresentare il Tevere. Sotto, la scritta: "La lupa i gemelli nutre e si chiama Roma la sovrana del mondo". La Curva Sud ha scelto Johann Wolfgang von Goethe per la coreografia del derby. Un verso tratto dal terzo libro delle Elegie Romane, opera poetica composta tra il 1788 e il 1790:


Rea Silvia al Tebro s'avvia, la vergin regale
per attinger de l'acqua, e la sorprende il Nume,
così Marte s'avea figliuoli! Una lupa i gemelli
nutre, e si chiama Roma la sovrana del mondo
(vv16-19)

Si sarebbe dovuta chiamare Erotica Romana e si ispirav alle elegie d'amore di Tibullo, Properzio, Catullo ed Ovidio. Un canto d'amore e di grandezza, in un'opera che unisce classicismo e modernità, istruzione e sensualità, bellezza e macabro. La Roma delle osterie, di quella Faustina figlia del gestore dell'Osteria alla Campana, in vicolo Monte Savello, di cui Goethe fu attratto. La Roma delle rovine augustee, antiche, aristocratiche. La Roma religiosa, pagana e cattolica. Proprio le tre anime che portarono, più di un secolo dopo, alla nascita della squadra giallorossa: Alba, Fortitudo e Roman. La squadra del popolo, del clero e della nobiltà.

Goethe era stato in Grand Tour per l'Italia tra il 3 settembre del 1786 e il 18 giugno del 1788. Storia, arte, cultura erano le finalità principali del viaggio. Ma c'era, incredibilmente anche lo sport.

Il 16 settembre 1786 Goethe è a Verona, sugli spalti di una partita di pallone. Ecco quanto scrive:

Allorquando tornavo questa sera dell’arena, trovai a poca distanza da quella uno spettacolo moderno. Quattro gentiluomini veronesi stavano giuocando al pallone, contro quattro gentiluomini vicentini. Dessi praticano quest’esercizio fra loro tutto l’anno, per due ore circa prima della notte, ma questa sera la presenza dei Vicentini, aveva radunata quantità grande di persone.

Vi potevano essere da un quattro a cinque mille spettatori, però non viddi nessuna donna. Ho già descritto altra volta l’anfiteatro naturale che si va formando allorquando una folla è mossa del desiderio di vedere qualcosa, e prima di giungere sul sito, udivo i battimani col quale si faceva plauso ad ogni bel colpo. Il giuoco ha luogo in questo modo.

Alla debita distanza sono collocati due leggieri tavolati in dolce pendenza. Colui il quale deve colpire il pallone, sta sulla estremità superiore del tavolato, colla destra armata di un bracciale in legno, a punte. Nel mentre un altro del suo partito gli caccia il pallone, egli si lancia con impeto contro questo, accrescendo per tal guisa la forza del suo colpo. Gli avversari tentano ricacciare il pallone, e così si fà in fino a tanto il pallone cade a terra. Si producono in quell’esercizio movenze, attitudini bellissime, meritevoli di essere scolpite in marmo.

E siccome i giuocatori sono tutti giovani arditi, vigorosi, vestiti tutti ugualmente in corto ed interamente di bianco, portano, per distinguere i due campi combattenti, un segnale di colore. E singolarmente bella l’attitudine che prende il giuocatore, quando si lancia a corpo inclinato contro il pallone per colpirlo; ricorda in allora il gladiatore del museo Borghese.

Quello ammirato dal poeta tedesco è il famoso pallone col bracciale, diffuso in Italia particolarmente al nord, tra Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna, e al centro in Toscana e Lazio, come cantato da Giacomo Leopardi ed Edmondo De Amicis. Le regole erano abbastanza semplici: In un campo con muro di appoggio giocano tre giocatori per ciascuna squadra, denominati battitore, spalla e terzino, mentre nei campi senza muro di appoggio, definiti campi alla lizza, quattro atleti formano ciascuna squadra, essendoci 2 terzini. Al battitore spetta il compito d'iniziare il gioco con la battuta della palla che gli viene lanciata con perfetto tempismo dal mandarino.

Risultati immagini per pallone a bracciale

Quello che colpì Goethe, però, era altro:

Mi fece senso però il vedere questo giuoco in vicinanza di un antico muro della città, dove non vi era nessun comodo di sorta per gli spettatori, specialmente se persone distinte; perchè non si fa tal giuoco nell’anfiteatro, il quale vi si presterebbe pure cotanto?

Oggi come allora, impianti sportivi indecenti e visibilità limitata. Le cose non sono cambiate in oltre tre secoli di storia. Dopo i quali Goethe ritorna a vedere una partita di pallone. Dopo il derby tra Vicenza e Verona, adesso quello tra Roma e Lazio.

Lamberto Rinaldi

Classe 1994, Roma, cantastorie calcistiche per ilCatenaccio, menestrello sulla rivista Il Nuovo e Stampa Critica o, per dirla in maniera più autorevole e un sacco fica, giornalista freelance. Un glorioso passato da spazzatore-falciatore per i campi della Terza Categoria viterbese, terminato anzitempo per ovvie incomprensioni con il sistema calcistico italiano. Una triennale in Lettere e nel mirino una magistrale in Ingegneria Letteraria, nome artistico di Filologia Moderna, a La Sapienza di Roma. Conduce la trasmissione Super Santos sulle frequenze di Active Web Radio. Andare, guardare, cercare di capire, raccontare. Letteratura e sport, calcio e As Roma. Ha fatto anche cose buone.
 
 
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