Marcos Cafù della Favela

30 Maggio 2016 Autore  

Un vecchio proverbio brasiliano dice che “puoi togliere un uomo dalla favelas, ma non puoi togliere la favelas da quell’uomo”.

Quella di Jardim Irene è una delle favelas più grandi di Sao Paolo, la più popolosa delle città brasiliane, 11 milioni di abitanti. Cinque vie, una scuola e un campo di calcio. Quasi mille baracche, perché chiamarle case sarebbe uno sfregio. Mattoni appoggiati a lamine di eternit, pezzi di ferro sottratti alla spazzatura, niente acqua potabile e elettricità.

La stessa scuola, fino a qualche anno fa, era fatta di tubi di acciaio. Adesso ha il lusso di essere in cemento e avere delle finestre. La favela di Jardim Irene esiste dagli anni 70, gli abitanti della capitale la chiamano Rua da bosta, via della merda, perché le fogne, quando esistono, scorrono a cielo aperto.

Secondo alcuni esistono solo tre modi di uscire da un posto simile: con una pallottola in corpo, con una pistola in tasca o con un pallone al piede. Marcos Evangelista, detto Cafù, ha scelto l’ultima via.

Primo di cinque fratelli, tutti col nome in M, Mara, Margareth, Marcelo, Mauricio e Mauro. Il giorno, oltre a badare a loro, Marcos corre per le strade di Jardim Irene. Potrebbe entrare in qualche banda, diventare una sentinella o una formica, a portare droga in giro per la città. Ma Marcos preferisce correre dietro a un pallone, come fanno gli altri bambini. Perché il calcio in Brasile non è solo gioia e sogni, è anche un modo per dimenticare, per scappare dalla vita di tutti i giorni, per fuggire i problemi. Così Avenida Central diventa un’area di rigore, rua Quatro è un campo da calcio. Il Maracanà è lontano 500 km, ma se lo chiamano lo stadio dei sogni allora si avvicina all’improvviso.

È inseguendo il pallone che Marcos diventa Cafù. Colpa del padre, tifosissimo della Fluminense e della sua ala destra: Cafuringa. Così il destino sembra segnato. Ma i provini vanno tutti male, Cafù viene scartato e mandato a casa. Ci penserà il Sao Paolo, a 18 anni, a tesserarlo. È solo l’inizio della storia del terzino più forte della storia. Arriva in Italia, prima a Roma e poi al Milan. Vince di tutto: Coppa Campioni, Scudetto e Mondiali.

Ma non si può togliere la favela da un uomo. Non si può togliere Jardim Irene dalle vene di Cafù. La scuola in acciaio ora è un centro che accoglie i ragazzi della strada. Per studiare, imparare un mestiere e, soprattutto, giocare a calcio. La via migliore per uscire dalla favelas.

Redazione

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