Sin viaticos, ropa ni premio
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23 Aprile 2018 Autore  

Sono sette i giorni di allenamento con cui la nazionale femminile di calcio argentina ha preparato la fase finale della Copa America di Cile 2018. Sette giorni di allenamento, dopo un digiuno ufficiale di quasi un mese e mezzo. Senza ritiri, senza stage, senza amichevoli. Sette giorni di corsa e sudore per ritrovarsi tra le migliori quattro selezioni femminile del Sud America. Sin viaticos, ropa ni premio.

La nazionale albiceleste non solo si è assicurata un posto nei Giochi Panamericani del 2019 in Perù, ma ha anche buone possibilità di qualificarsi alla Coppa del Mondo 2019 e ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020.

Un periodo di forma veramente strabiliante, ma che coincide con una protesta.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso, o almeno la scintilla dell'esplosione, è stata la presentazione della nuova maglia. Nonostante i risultati sul campo siano degni di Messi e compagni, le ragazze della nazionale sono state scartate, essendo state scelte delle modelle di professione per le foto di rito e il lancio della maglia sui social.

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Mentre Maria Florencia Bonsegundo, Soledad Jaimes e Mariela Coronel stendevano per 3-1 la Colombia, la AFA, la federazione calcistica argentina, le metteva da parte.

Senza allenamenti, senza rimborsi spese, senza investimenti o progetti federali, le ragazze argentine hanno deciso una forma di protesta semplice. Al momento della classica foto di rito, sul modello di Juan Roman Riquelme, portano la mano all'orecchio, per quella che su Twitter e Facebook è la campagna del "Vogliamo essere ascoltate".

Nonostante la sconfitta per 3-0 contro il Brasile, in patria le ragazze stanno riscuotendo un successo incredibile. Perchè in campo mettono orgoglio, forza, passione. Mettendo da parte i conflitti e acquistando visibilità. Ma soprattutto, mettendo una mano all'orecchio. Prima di un gol, ad inizio partita. Non per esultare e per sentire il boato, ma per essere, solamente, ascoltate.

Lamberto Rinaldi

Classe 1994, Roma, cantastorie calcistiche per ilCatenaccio, menestrello sulla rivista Il Nuovo e Stampa Critica o, per dirla in maniera più autorevole e un sacco fica, giornalista freelance. Un glorioso passato da spazzatore-falciatore per i campi della Terza Categoria viterbese, terminato anzitempo per ovvie incomprensioni con il sistema calcistico italiano. Una triennale in Lettere e nel mirino una magistrale in Ingegneria Letteraria, nome artistico di Filologia Moderna, a La Sapienza di Roma. Conduce la trasmissione Super Santos sulle frequenze di Active Web Radio. Andare, guardare, cercare di capire, raccontare. Letteratura e sport, calcio e As Roma. Ha fatto anche cose buone.
 
 
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