In 5 per un Pallone d'Oro
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05 Giugno 2019 Autore  

L’edizione 2018/19 della UEFA Champions League è terminata da poco. La finale disputata al Wanda Metropolitano di Madrid, tra Tottenham e Liverpool, ha fatto discutere per via della sua scarsa spettacolarità. C’era chi si aspettava 90 minuti a ritmi completamente folli, con delle continue incursioni a velocità incalcolabili di Salah e Manè, ma c’era anche chi sospettava di poter assistere a una partita equilibrata sotto ogni aspetto tattico ed emotivo. Nonostante le varie polemiche, che fanno oramai parte della quotidianità della narrazione calcistica, questa finale ha spostato gli equilibri per l’assegnazione di un altro importantissimo trofeo: il Pallone d’Oro. Ogni anno, l’ultima partita della competizione più importante d’Europa riesce a consolidarsi come uno dei tasselli fondamentali per il miglior giocatore dell’anno, come l’evento che dà il permesso a chiunque di poter cominciare a ipotizzare chi potrebbe essere il vincitore del trofeo assegnato da France Football. Sulle basi dei risultati raggiunti nelle stagioni appena terminate e con un’analisi delle statistiche dei singoli atleti, si potrebbe presupporre che i seguenti giocatori possano essere i maggiori indicati per la vittoria finale del premio. 

 

 

  1. Virgil van Dijk 

 

 

Il numero 4 del Liverpool è sicuramente il giocatore che oggi si avvicina di più alla vittoria del Pallone d’Oro. Protagonista assoluto di una stagione che ha visto i Reds arrivare secondi in Premier League con 97 punti e solo 22 gol subiti, detentore del disumano record di “non dribblato” in tutte le 64 partite disputate tra il 2018 e il 2019, (Serge Gnabry, marcato da lui in nazionale, è riuscito a calciare in porta senza però saltarlo in dribbling) e idolo assoluto della sua tifoseria. Virgil van Dijk ha chiuso la sua stagione alzando quella Champions League che lo scorso anno aveva visto sfumare davanti ai suoi occhi, giocando meglio e risultando impeccabile contro la rosa di Pochettino. La sua solidità in fase difensiva, unita a un ordinato controllo del pallone e a un ottima visibilità di gioco, lo rendono il difensore indispensabile per una qualsiasi squadra allenata da Klopp. Il Liverpool si è ritrovato spesso a ripartire in velocità grazie a un suo duello aereo vinto (5 di media a partita) che porta a termine contemporaneamente con violenza ed eleganza.

La naturalezza con cui trova e serve il compagno in movimento ha convinto il suo allenatore ad affidargli gran parte della costruzione della manovra offensiva, portandolo a toccare una media di 80.7 palloni a partita. Per capire la straordinarietà di questa statistica basterebbe pensare che il Messi di Valverde ne tocca in media 20 di meno. A tutto ciò aggiunge quella fame agonistica e quelle spiccate doti da leader che lo aiutano a costruirsi una facciata da giocatore forte, conscio delle sue abilità e degli obiettivi raggiungibili: “Il migliore resta Messi, ma se dovesse arrivare il Pallone d’oro me lo prenderò”. 

 

 

  1. Lionel Messi

 

Il suo nome in una lista del genere non può mai mancare. Si tratta del giocatore di cui si continuano a coniare termini e concetti per descriverlo, nonostante di lui si sia scritto e raccontato di tutto. Il suo calcio lo rende unico e, stagione dopo stagione, costringe chiunque abbia mai pensato all’arrivo di un suo possibile calo di rendimento a doversi ricredere. Il Barcellona ha di nuovo subito una rimonta drammatica che ha sotterrato la gioia di un campionato vinto ma, nonostante ciò, la luce della Pulga ha continuato a brillare. Il suo talento è malleabile e si riesce ad adattare a ogni richiesta del suo tecnico ed esplode quando, anarchicamente, decide di prendere quell’iniziativa personale in grado di capovolgere una partita intera. Raccontare Messi, anche se in una singola stagione, è sempre difficile.

A volte, basterebbe osservare una serie di sue statistiche per comprendere quell’aura di misticità che lo circonda in mezzo al campo. In questa edizione della Champions League ha mantenuto una media di 5 tiri a partita, con 12 gol realizzati (i numeri più alti di tutta la competizione). In tutte le partite ha segnato con una media dell’1.1 di gol e ha creato 3 occasioni a partita, completando 18 assist. La sua imprevedibilità si può leggere attraverso i 4.4 dribbling riusciti a partita sui 7.2 tentati. Con l’aiuto della Copa América potrebbe riportare in Argentina un trofeo che manca dal 1993, quello che per lui diventerebbe il primo, agoniatissimo, titolo in Albiceleste. Una vittoria che potrebbe garantirgli il Pallone d’Oro, forse quello con il significato più romantico di tutta la sua carriera. 

 

 

  1. Mohamed Salah 

 

Salah è senza ombra di dubbio il giocatore simbolo delle ultime due stagioni del Liverpool. Il suo percorso sportivo si potrà raccontare attraverso la fase “pre Klopp” e “post Klopp”. Il tecnico tedesco ha preso l’egiziano, dando ordine e organizzazione al caos delle sue accelerazioni. In Premier League, inoltre, si è trasformato in un giocatore incredibilmente lucido sotto porta e, automaticamente, fatale per i suoi avversari (3.8 tiri a partita con 27 gol realizzati). In questa stagione, nonostante ci siano dei numeri differenti, ha confermato l’incredibile rendimento dello scorso anno, vincendo la classifica capocannonieri del campionato inglese e, naturalmente, segnando un gol pesantissimo nella finale di Madrid.

Il suo 2019 potrebbe prendere una piega ancora migliore in base ai risultati dell’Egitto nella Coppa delle Nazioni Africane, che si terrà proprio nel suo paese natale. Le sue improvvise accelerazioni e la sua velocità nel lungo periodo potrebbero aiutare la sua squadra a superare il girone composto anche dalla RD del Congo, lo Zimbabwe l’Uganda. Un suo percorso nella competizione da protagonista aumenterebbe esponenzialmente le sue chance di vincere il Pallone d’Oro. 

 

 

  1. Eden Hazard

 

 

Hazard ha concluso nel migliore dei modi quella che, con molta probabilità, sarà la sua ultima stagione con la maglia del Chelsea. Il percorso affrontato con Sarri, soprattutto in Europa League, ha confermato il suo rendimento dei Mondiali 2018. La sua presenza in campo sposta gli equilibri della partita, grazie alla sua unicità nel controllo e nella difesa del pallone. Il suo baricentro basso gli permette di restare ancorato a terra e contemporaneamente di girarsi e muoversi sul posto con una straordinaria fluidità, dando l’impressione di poter giocare con il sistema gravitazionale a suo piacimento.

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Con una doppietta, un assist e 5 occasioni da gol create, Hazard ha vinto il premio come miglior giocatore nella finale di Baku contro l’Arsenal, ribadendo quanto sia importante la sua presenza in campo nelle partite di un certo spessore e trascinando letteralmente il Chelsea a capitalizzare al meglio ogni transizione offensiva. I suoi numeri sono impressionanti: 18 gol e 19 assist in stagione, 4.8 dribbling riusciti su 6.9 tentati (percentuale di riuscita altissima). Numeri da Real Madrid, quella squadra che potrebbe risollevare per cercare di agguantare il Pallone d’Oro. 

 

 

  1. Alisson Becker

 

 

Altro giocatore e protagonista del Liverpool. Alisson, in questo momento, è probabilmente il miglior portiere al mondo. La sua sicurezza tra i pali, nelle uscite e nella gestione del pallone ha reso la difesa dei Reds una fortezza insuperabile, riuscendo a creare immediatamente quella contrapposizione tra la sua squadra e quella di Karius. Si, perché lui la Champions League l’ha alzata da protagonista in positivo e l’ha protetta tra le sue mani per tutta la festa dopo la partita. Il suo rendimento contro il Tottenham gli è valsa la nomina come migliore in campo secondo i dati di WhoScored, che hanno evidenziato le sue importanti parate e la sua efficacia nel palleggio: è stato il terzo giocatore del Liverpool per palloni toccati, completando anche 27 passaggi.

Questi numeri, che sono incredibili per un semplice portiere ma non per uno sweeper-keeper, sono il segno evidente di come la rosa di Klopp funzioni come un complicatissimo ingranaggio che prende in pieno tutti gli undici giocatori in campo. La sua stagione è stata sempre positiva, sopratutto in Champions League, ma la Copa América segnerà un momento fondamentale per il suo possibile, seppur più difficile rispetto ad altri, assalto alla vittoria di un Pallone d’Oro che non passa tra le mani di un numero 1 dal 1963, quando a vincerlo fu Lev Yashin.

 

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Daniele Furii

Nato l’ultimo giorno d’estate del 1995, anno in cui i tifosi italiani di calcio scoprivano Francesco Totti e Javier Zanetti. Laureato in Scienze della Comunicazione. Appassionato di tantissime cose, forse troppe. Tra queste c’è lo sport, di cui ogni tanto scrive.
 

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