La Red Bull ti mette le ali | Storia dell'ascesa della Red Bull nel panorama calcistico europeo
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11 Aprile 2018 Autore  

Durante alcuni viaggi nel Sud-Est asiatico nel corso degli anni '80 l'imprenditore austriaco Dietrich Mateschitz si accorge di una bevanda energetica molto popolare da quelle parti, la Krating Daeng (parola che, letteralmente, sta per tori rossi), e di come sia utile per affrontare il jet lag. Senza pensarci due volte se la porta in Austria e fonda una sua azienda per commercializzarla, la Red Bull.

Inizia con un viaggio in Asia e con un intuizione la storia della bevanda con le ali. La società in poco tempo cresce fino a diventare una multinazionale e Mateschitz, grande appassionato di sport, si rende conto che quest'ultimo è un grandissimo canale di pubblicità per la sua bevanda, molto più di quelli tradizionali. Per questo motivo la Red Bull a cavallo degli anni 2000 inizia a investire pesantemente nello sport, nelle discipline più disparate: dalla Formula 1 allo snowboard, dal windsurf agli sport estremi, dall'hockey al calcio.

Nel 2005 rileva la società storica della sua città, l'Austria Salisburgo, che al tempo vantava 4 campionati e 3 supercoppe d'Austria, e la trasforma: cambia colori sociali, dal blu al bianco e rosso, e cambia il nome da Austria a Red Bull Salisburgo. La trasforma così tanto che i tifosi non ci stanno, non si riconoscono più in una squadra che ormai vedono come altro rispetto alla loro tradizione e decidono di creare un collettivo per ripartire con una nuova Austria Salisburgo dalle serie inferiori. Poi però arrivano i successi, anche in campo calcistico per Mateschitz: 7 campionati, di cui gli ultimi 4 consecutivi e 5 coppe d'Austria e con essi arrivano anche nuovi tifosi.

L'esperienza austriaca funziona così bene che l'azienda decide di investire ancora nel calcio, fino al punto di creare una rete di squadre in tutto il mondo, tutte con lo stesso nome, tutte con gli stessi colori sociali e tutte con il logo della Red Bull in bella vista al centro della maglia. In pochi anni nascono la Red Bull Ghana, la Red Bull Brazil e i Red Bulls di New York, che hanno contribuito a far crescere l'interesse per il calcio in un paese tradizionalmente avverso come gli Stati Uniti grazie all'acquisto di giocatori del calibro di Thierry Henry o Shaun Wright-Phillips.

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Mateschitz è un fiume in piena, fiuta l'affare e progetta di allargarsi sempre di più: nel 2009 la presenza del solo Salisburgo in Europa comincia a stare stretta all'azienda che, per poter veramente contare qualcosa nel panorama del calcio europeo, capisce di dover rivolgere lo sguardo verso un campionato più importante della Bundesliga austriaca.

Il terreno ideale per questa nuova espansione viene individuato nella Germania e come città in cui investire viene scelta Lipsia, dove la prima squadra, il Lokomotive non naviga in buone acque e il bacino d'udienza potenziale è enorme.

La Federcalcio tedesca però non ammette sponsorizzazioni nel nome societario, a meno di collaborazioni a lungo termine (vedi Bayer Leverkusen) e la Red Bull deve escogitare un espediente per poter inserire in qualche modo il proprio nome in quello del club. Si inventa così, un fantasioso quanto originale Rasenballsport (letteralmente sport della palla che rotola) Lipsia, abbreviato RB Lipsia e il gioco è fatto.

Il Lipsia in pochi anni riesce a raggiungere la massima serie e nella sua stagione d'esordio, quella scorsa, sfiora l'impresa di vincere il campionato, arriva al secondo posto e conquista l'accesso alla Champions League.

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La rapida ascesa della squadra tedesca, però, non passa inosservata nei palazzi del potere della Uefa: per la prima volta infatti si sarebbero potute affrontare nella stessa competizione europea due squadre dello stesso proprietario. Le stanze del potere provano a metterci una pezza. Il Salisburgo viene costretto per le gare europee a cambiare il proprio stemma e a far sparire quel marchio, diventato parecchio scomodo, dal proprio nome, mentre la proprietà del Lipsia viene separata dalla società madre e sulla carta la Red Bull rimane solo come sponsor.

Resta evidente però che ciò non basta a togliere i dubbi sulla regolarità di un'eventuale scontro tra i due club. Per adesso ad aiutare la Uefa ci ha pensato il fato, i sorteggi dei sedicesimi, degli ottavi e dei quarti di Europa League, che hanno rimandato lo scontro in famiglia a chissà quando. E c'è da giurarsi che, nei giorni dei sorteggi, qualcuno sentiva tirare diversi sospiri di sollievo nei dintorni di Nyon. Ma se alla fine non sarà quest'anno, potrà essere quello prossimo o quello dopo ancora. Insomma, se si vogliono evitare particolari  imbarazzi serve un intervento più risolutivo di quello attuale.

E guarda caso il Salisburgo, sulle ali della Red Bull ma sconfitto all'andata 4-2, si appresta ad affrontare la Lazio. E, a proposito di imbarazzi, aspettiamo di vedere la sfida tra biancocelesti e Salernitana in Coppa Italia.

Gianluca Di Mario

Nato nel 1994 sotto il segno dell'aquila, e non poteva essere altrimenti vivendo nel paese di Alessandro
Nesta. Ha fatto appena in tempo a vedere l'epopea Cragnotti, prima di innamorarsi dei colori biancocelesti
nei primi anni lotitiani, quelli dei 9 in un giorno e di Paolo Di Canio. Scrive di calcio e dintorni per
passione su ilCatenaccio.it grazie. Per gli amici, un soprannome straordinario, no che dico straorDiMario.

 

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