Menti razionali
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02 Maggio 2018 Autore  

No, stavolta no. Troppo forte il Liverpool, troppo in forma Salah. Stavolta no, non ci credo. Non ci perdo neanche tempo. Troppi 5 gol subiti, troppo audace anche solo sfiorare con il pensiero il secondo miracolo in un mese.
Se per la partita d'andata Tonino Cagnucci, su Il Romanista, aveva scritto che la sensazione prima della gara di Anfield era quella di una primavera, ora sembra quella di un nuovo autunno. Fa un po' freddo stamattina, giorno d'attesa, di calcoli, di piumoni tirati di nuovo fuori e di giacchetti ancora non pronti per rientrare in armadio. E i sogni invece? Li avete già messi apposto? Chiusi in un angolo, dopo i gol di Firmino e Manè.
Dove siete, cuori resilienti? Avete ceduto il posto ad algoritmi spietati, calcoli inutili, statistiche spente. La matematica non sarà mai il mio mestiere. E stavolta è meglio non farci neanche la bocca, meglio non crederci. Per non rimanere scottati e delusi, per non cadere anche questa volta da questa cavolo di stella. Le menti algebriche, vendute al dio della ragione, del numero, fanno a gara per tenersi lontane dall'utopia. La Roma non ha mai subito gol in casa, il Liverpool non ha mai perso in Champions League, Salah ha una media di 1 gol fatto a partita, Alisson ha una percentuale di parate riuscite del 79,82%. C'è un'anima dentro questi numeri? C'è vita dietro queste cifre?
Le menti razionali non si lasciano ingannare dalla retorica. Le mura di Trigoria tappezzate di frasi innocenti e battagliere. Di Francesco che manda a casa chi non ci crede. La Curva Sud che chiama a raccolta cuori e polmoni. Monchi che dice "Mercoledì giochiamo tutti, ogni nonno, ogni padre, ogni figlio, ogni nipote", che dice "mettete i colori della Roma sui vostri balconi". Che a me sembrava un sacco come "mettete dei fiori nei vostri cannoni".
Ma basta con la retorica, con le lagne, con le litanie sentimentali. Basta con la poesia. Serve il secondo miracolo in nemmeno un mese e per i seguaci del mainagioismo spietato sarebbe veramente troppo.
A volta capita però che le menti matematiche facciano il loro mestiere: calcolano. Basta un 3-0, magari un 5-1, forse un 5-2. Giorni di numeri e grafici cartesiani, giorni di messaggi: "Ao, ma con il 4-1 passiamo noi?". Non siamo mai stati forti con i numeri, con i numeri non ci sappiamo proprio che fare.
E allora sotto questa maschera che ci siamo messi, di duri, di forti, di matematici, c'è qualcosa che ancora batte. Sotto i se, sotto i ma e pure sotto i "magari con Perotti". In un angolo di cuore, senza bidoni nè immondizia, c'è uno straccio di luce. Una briciola ancora da mangiare. Anche se tutto intorno ti dice di non crederci, anzi se sei te il primo a ricordartelo, anche se ti hanno detto parole nere come la notte e rosse come il sangue. Anzi, rosse come il Liverpool. Rosse come la scritta "C'mon Reds" appesa dagli Irriducibili a Formello. Anche se tutto ti dice di non crederci, te lo fai, perchè la ragione non sta sempre col più forte. Perchè sognare, a volte, è l'unica cosa che merita di essere fatta.
E mentre scrivo il cielo sembra inglese ma il caldo è comunque romano e ti lasci trasportare da segnali di qualsiasi tipo. Cerchi di leggere come gli aruspici in quello che ti circonda. Al diavolo i numeri, se apri per caso un dizionario e dentro vedi la scritta "masturb BATI" con il disegno della maglia del Re Leone non sarà un caso. Se al bagno del corridoio di storia, in facoltà, trovi l'adesivo "La Roma è forte e vincerà" non sarà una casualità. Se sul treno le tre signore distinte ed attempate che ti siedono accanto parlano di quanto sia quotato il 3-0, a te non frega niente che siano le sei di mattina e non ti abbiano fatto chiudere occhio. Se sulla macchina parcheggiata di fronte alla tua c'è la scritta "Salah vaffanculo" non è colpa della sabbia che è piovuta. E' un segno. Anzi, un sogno.
Abbasso l'illuminismo, la matematica, la testa. Abbasso il realismo e i suoi derivati. Abbasso i numeri, le cifre, la fredda ragione. Viva il suo sonno, anche se genera mostri. Viva il cuore, i creduloni, la fantasia, Viva i sogni. Perchè è proprio quando non ti resta nulla che sognare diventa fondamentale. Anche se vedi mostri, che oggi hanno hanno le sembianze di tre cavallette impazzite in maglia red. Fino alle 20.45 non sarà un incubo. Sarà un sogno. E poi, che sarà sarà. 
 

Lamberto Rinaldi

Classe 1994, Roma, cantastorie calcistiche per ilCatenaccio, menestrello sulla rivista Il Nuovo e Stampa Critica o, per dirla in maniera più autorevole e un sacco fica, giornalista freelance. Un glorioso passato da spazzatore-falciatore per i campi della Terza Categoria viterbese, terminato anzitempo per ovvie incomprensioni con il sistema calcistico italiano. Una triennale in Lettere e nel mirino una magistrale in Ingegneria Letteraria, nome artistico di Filologia Moderna, a La Sapienza di Roma. Conduce la trasmissione Super Santos sulle frequenze di Active Web Radio. Andare, guardare, cercare di capire, raccontare. Letteratura e sport, calcio e As Roma. Ha fatto anche cose buone.
 
 
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