Sunderland 'Til I Die ci ha illusi
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01 Giugno 2019 Autore  

 

 

La narrazione all’interno del calcio permette di viverlo con più empatia ed emozione. Da anni, i libri hanno abituato i lettori ad apprezzare diverse sfaccettature di alcune squadre o di specifiche partite, proprio grazie alle informazioni raccolte dagli scrittori all’interno delle loro pagine. Con l’avvento della transmedialità, il consumatore si è abituato a trovare contenuti di questo genere, legati allo sport, con molta più semplicità e su più piattaforme. Netflix propone al pubblico un vasto catalogo di documentari o serie tv legate a questo contesto e, tra questi, uno ha riscosso un particolare successo: “Sunderland ‘til I Die”. Questa produzione, affidata direttamente al famosissimo distributore, pochi giorni fa ha deluso per vie laterali tutti i suoi fan. 

 

 

 Giovane tifoso oramai abituato a ogni tipo di sofferenza.

 

Per chi non la dovesse conoscere, “Sunderland ‘Til I Die” è una docu-serie distribuita da Netflix il 14 dicembre 2018. Dopo dieci stagioni di fila in Premier League, la massima serie calcistica inglese, il Sunderland si ritrova a dover fronteggiare una retrocessione avvenuta dopo un’annata piuttosto disastrosa. Nel corso degli 8 episodi disponibili sarà possibile vedere dall’interno tutte le mosse attuate dalla società per fronteggiare la nuova stagione, che come obiettivo principale ha quello di tornare tra le grandi squadre del Regno Unito. Il nuovo campionato non inizia nel migliore dei modi e i problemi finanziari affliggono la squadra, portando la propria tifoseria a vivere poche gioie, seppur intense, e una serie infinita di dolorose delusioni.

“Sunderland ‘Til I Die” ha un punto di forza che altri prodotti focalizzati sul calcio non sono riusciti a trasmettere: far comprendere allo spettatore a quale punto possa arrivare l’amore da parte di una città intera per la propria squadra. Una passione che spesso può condizionare la vita dei cittadini, caratterizzandola con molteplici malumori o con una positività degna di nota. La produzione apre una finestra su una città in cui stadio e chiesa raccolgono la stessa comunità: fede calcistica e religiosa si intrecciano nello stesso luogo, amplificando la spiritualità attribuita allo sport. 

 

Il momento in cui il Sunderland è tornato in Championship 

 

Tutta la docu-serie si pone un obiettivo fondamentale: far affezionare lo spettatore mostrando tutte le fragilità di una squadra e di una tifoseria follemente innamorata. Ci riesce, ma la delude nel momento in cui il Sunderland perde per 2-1 nella finale dei play-off contro il Charlton, mancando la promozione in Championship. La rosa dello scorso anno è cambiata, ma ha mantenuto alcuni di quei giocatori che hanno fatto sognare il pubblico a casa, come Honeyman o l’instancabile Aiden McGeady. In più, l’acquisto di Will Grigg in questa stagione (quello del coro “Will Grigg’s on fire” per intenderci), come se fosse una mossa di marketing, ha ingrandito quella fetta di persone che hanno scelto il Sunderland come seconda squadra da tifare. Partick Bauer, con un clamoroso errore, regala una speranza estemporanea ai Black Cats, che però tramonta con la rimonta degli avversari completata al ‘94 dopo una partita condotta in modo più aggressivo e propositivo. Lo spettatore si trasferisce dal divano allo Stadium of Light. La delusione dei tifosi del Sunderland, che nonostante la drammatica stagione 2017/2018, avevano rinnovato l’abbonamento con un sorriso incomprensibile, è diventata anche quella dei suoi fan arrivati da Netflix, che per la prima volta hanno compreso e provato in diretta l’illusione e lo psico-dramma che ha coinvolto il club nelle ultime tre stagioni. 

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Daniele Furii

Nato l’ultimo giorno d’estate del 1995, anno in cui i tifosi italiani di calcio scoprivano Francesco Totti e Javier Zanetti. Laureato in Scienze della Comunicazione. Appassionato di tantissime cose, forse troppe. Tra queste c’è lo sport, di cui ogni tanto scrive.
 

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