Tre cose che ci hanno fatto innamorare di Liverpool Barcellona
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07 Maggio 2019 Autore  

Se c’è un posto dove può accadere l’impossibile, questo è sicuramente Anfield Road”. Così Massimo Marianella ha voluto concludere un magico Liverpool Barcellona, una partita che, vista da non tifoso, ti mette a posto la giornata, ti fa andare a letto più contento, ti fa riconciliare con il calcio. 3 a 0 il risultato in terra iberica, 4 a 0 quello nella Perfida Albione. Doppiette di Origi e Wijnaldum, con i Reds che dovevano fare a meno di due terzi dell’attacco titolare: Salah e Firmino.

Liverpool Barcellona è una partita da farfalle nello stomaco. In cui tutto sembra farti innamorare. L’intensità, la velocità, le scelte, gli occhi e i rumori.

Noi abbiamo provato a sceglierne 3. Soltanto 3.

 Liverpool

1. IL SUONO DI LIVERPOOL

Nel 2013, parlando del Barcellona, Jurgen Klopp diceva: “Io non lavoro per guidare la squadra migliore del mondo. Lavoro per poterla battere. Fanno possesso palla, i passaggi giusti, ma è come una canzone silenziosa. Io voglio una squadra che faccia bang. Se da bambino avessi visto giocare il Barça degli ultimi anni, credo che avrei giocato a tennis”.

Il suo Liverpool è una squadra che non si limita a fare bang, non gli basta di fare fracasso e rumore. Vuole fare musica, pop o rock poco importa. Perché dopo ieri sera i Fab Four non saranno più i Beatles, ma i fantastici quattro gol della semifinale.

I Reds sono fatti a immagine e somiglianza del loro allenatore, ne incarnano tutto, anche gli occhi pazzi e gli abbracci maschi con cui a fine partita stringe tutti. Per poi trovarsi così, a cantare il suono di Liverpool: You’ll never walk alone.

 

 

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2. IL CALCIO D’ANGOLO DI ALEXANDER ARNOLD

Il calcio è fatto di colpi di genio. E non ti devi per forza chiamare Lionel Messi per averli. Basta avere l’idea giusta e i piedi giusti. Così puoi anche chiamarti Alexander-Arnold.

È il minuto 78, il risultato sul 3 a 0. Il numero 66 dei Reds si appresta a battere un calcio d’angolo. Il passo con cui si allontana dal pallone è lento e calcolato: mancano 12 minuti, forse è meglio perdere un po’ di tempo, in fondo anche i tempi supplementari vanno bene. I giocatori del Barcellona lo vedono, allontanarsi dal pallone anche perché il tiratore è Xherdan Shaqiri, che si avvicina alla bandierina senza fretta.

Poi, il colpo di genio.

 

 

3. L’IMMATERIALITA’ DI WIJNALDUM

L’uomo della provvidenza di questo Liverpool porta il nome di Georginio Wijnaldum. Klopp lo manda in campo nel secondo tempo, al posto di Robertson, e nel giro di 10 minuti segna la doppietta dei sogni. Ma non è il primo gol, con cui brucia il marcatore, a stupirci. E forse neanche il secondo, nonostante il belga con i suoi 174cm riesca a mangiare in testa ai 195 di Piquè.

È la cosa che fa al 81esimo, a centrocampo, sul risultato di 4 a 0, a farci impazzire.

Resiste alla carica di tre giocatori del Barcellona, ma due gliene restano attaccati. Fa dietrofront, prova a rifugiarsi in difesa. Poi, con un colpo di tacco e una torsione paranormale, si gira e lancia Origi. Nessun corpo fisico avrebbe potuto fare qualcosa del genere, ma Georgino è fatto della stessa sostanza dei sogni.

 

Lamberto Rinaldi

Classe 1994, Roma, cantastorie calcistiche per ilCatenaccio, menestrello sulla rivista Il Nuovo e Stampa Critica o, per dirla in maniera più autorevole e un sacco fica, giornalista freelance. Un glorioso passato da spazzatore-falciatore per i campi della Terza Categoria viterbese, terminato anzitempo per ovvie incomprensioni con il sistema calcistico italiano. Una triennale in Lettere e una magistrale in Ingegneria Letteraria, nome artistico di Filologia Moderna, a La Sapienza di Roma. Conduce la trasmissione Super Santos sulle frequenze di Active Web Radio.
Andare, guardare, cercare di capire, raccontare. Letteratura e sport, calcio e As Roma. Ha fatto anche cose buone.
 
 
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