Bisogna avere pazienza
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28 Settembre 2019 Autore  

Esonerate Marco Giampaolo. È questo il grido che si staglia forte in questo infuocato finale di settembre, ai primordi di un campionato ancora giovane e con tantissime squadre ancora lontane dallo sbrogliare le loro intricate matasse.

Nel novero di queste compagini non fa eccezione il Milan. Sei punti in 5 partite, già 3 sconfitte stagionali, pochissimi goal fatti e tanti dubbi sulla proposta di gioco del tecnico ex Sampdoria. Eppure. Eppure noi continuiamo ad essere fiduciosi, ad intravedere in questo nuovo corso milanista la voglia di cambiare un trend di risultati e di spettacoli in campo ben al di sotto della gloriosa storia rossonera. Il nostro non sarà un atto di difesa incondizionata nei confronti del mister nè un’invettiva mossa solamente dallo sconfinato amore per questi colori.

Quella che ci apprestiamo a fare è un’analisi fredda, razionale e lucida su una situazione che ad oggi è tutto tranne che irrimediabile. A tal proposito si parta da un assunto indispensabile: l’esonero non è la panacea di tutti i mali.

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Otto allenatori negli ultimi 5 anni dovrebbero far capire a proprietà e dirigenza che il problema più grande non risiede nel manico. Manico peraltro quest’anno affidato a un allenatore metodico, pignolo, ferreo nel suo credo calcistico. Eravamo i primi, da questo timido scranno, ad elogiare l’ottimo lavoro di Rino Gattuso nel suo anno e mezzo a Milanello. Pretendevamo però maggiore sfrontatezza di gioco e di principi in determinate partite, criticavamo un eccesso di timidezza e prudenza che a volte ha limitato molto, e nell’ultimo campionato è risultata anche decisiva, le ambizioni Champions del Diavolo. Rimaniamo di questa opinione. E siccome crediamo che il pupillo di Galeone sia quello giusto per apportare i necessari cambiamenti richiesti aspettiamo con calma e con fiducia che il suo lavoro attecchisca saldo sulle menti dei calciatori milanisti. Imporre il gioco, voler dare una identità tattica basata non sul modulo avversario ma sulle proprie idee, perseguirle con forza nonostante i passi falsi, questa la griffe del Milan di quest’anno.

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Non ci preoccupano le due battute d’arresto nel derby e a Torino, eravamo decisamente meno convinti dopo le stentate vittorie con Brescia e Verona. Vittorie effimere, frutto del caso e di situazioni contingenti che pochissimo avevano a che fare col reale andamento dei match. Indirizzare la gara e non subirla, determinare episodi e non assecondarli: questo il tremendo e complicato switch mentale che Romagnoli e compagni devono mettere in atto seguendo le indicazioni del loro allenatore. Un processo mentale non semplice per una squadra abituata da troppi anni a giocare sull’avversario, ad accontentarsi di esserci senza avere la presunzione di poter incidere pesantemente.

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La trasferta di Torino ha mostrato chiari i primi vagiti di questa nuova forma mentis, con l’inserimento dei nuovi acquisti che ha certamente aiutato ad alzare qualità e trame di gioco. È proprio questo l’appunto più grande che facciamo a Marco Giampaolo: osi di più. Consegni le chiavi del centrocampo a Ismael Bennacer, calciatore che ci ha rubato gli occhi lo scorso anno a Empoli, e non si faccia offuscare da fantomatici equilibri di spogliatoio. Il calcio è materia molto semplice: i più forti devono giocare. Si affidi Giampaolo all’esuberanza tecnica del ventenne Leao, affidi la fascia sinistra alla sfrontatezza di Hernandez.

Dia seguito con le scelte a quelle che sono le sue condivisibili idee. E sia brava la società a supportarlo convintamente, a non metterlo sulla graticola alla prima sconfitta, ad assecondarne il lavoro quotidiano e quello in partita. Siano saldi Zvone e Paolo. Siano coerenti. Siano ferocemente aggrappati alla forza delle loro idee e non si trasformino nel più classico dei mangia-allenatori. Abbiano pazienza. Per non vivacchiare nel limbo. E vivere l’ennesimo anno zero.

 

Alberto Petrosilli

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