Marco Giampaolo, l'esteta silenzionso
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23 Giugno 2019 Autore  

Marco Giampaolo è il nuovo allenatore del Milan. La comunicazione ufficiale dell’ingaggio del tecnico pescarese, avvenuta mercoledì nel tardo pomeriggio, ha dato adito ai più disparati dibattiti sul tema. Rischio eccessivo o affascinante scommessa?

Le analisi e le considerazioni spaziano dalla complicata gestione emotiva del personaggio alla convincente idea di gioco mostrata nei suoi trascorsi a Cagliari prima e soprattutto nella Samp poi. La scelta di Maldini e Boban di affidare l’ennesimo tentativo di rinascita degli ultimi sette anni dimostra che la forza delle idee può sopperire a qualche carenza strutturale che al via della stagione la rosa rossonera inevitabilmente presenterà. La capacità di valorizzare il materiale a disposizione fanno di Marco Giampaolo l’interprete perfetto dell’attuale momento storico milanista.

La sua efficacia nel rivitalizzare giocatori inespressi, l’innata capacità di adattare e di plasmare la rosa a disposizione alle sue idee calcistiche fanno di questo controverso mister uno dei più preparati interpreti del panorama nazionale. Elogiato anche da Sarri nella sua prima apparizione torinese. l’ex Brescia è però ricordato dai più per lo spiacevole episodio che lo vide coinvolto quando allenava proprio le rondinelle: sei anni fa, stagione 2013/2014, il tecnico alla vigilia dell’inizio del campionato sparisce nel nulla azzerando tutti i possibili contatti. Si rifarà vivo una settimana dopo dalla sua casa al mare rassicurando tutti sulle sue condizioni di salute.

L’aneddoto, aldilà dell’ilarità che ovviamente suscita, ci è di aiuto per approfondire quello che come abbiamo anticipato in precedenza è proprio il cavallo di battaglia degli scettici: la scarsa capacità caratteriale di reggere alle pressioni, pressioni che sono moltiplicate di N volte in un piazza calda e calcio-centrica come quella rossonera. Al netto di tutto e per completare in maniera chiara il quadro, c’è da aggiungere che lo stesso allenatore poco tempo fa, tornando sull’episodio, ha spiegato che la fuga non fu dovuta a crolli psicologici ma bensì ad una sorta di ripicca nei confronti del presidente del Brescia che non aveva accettato le sue dimissioni, di fatto così non liberandolo. In qualunque modo la si voglia mettere tuttavia, il fatto getta e getterà sempre un’ombra di inquietudine che solo i risultati del campo, l’estetica unita alla redditività del risultato, potranno definitivamente scacciare.  

La sfida si presenta dunque ardua: riportare il Milan in quel solco di bellezza stilistica caratteristica della sua storia, ripercorrere le orme di Sacchi e Ancelotti, elevare il bello a condizione indispensabile per raggiungere le vittorie sono il mantra sposato indissolubilmente da Zvone e Paolo, coppia carismatica che ha vissuto gli anni d’oro di Silvio Berlusconi dove vincere era importante quanto convincere. Il percorso non sarà certamente breve tra morsa dell’UEFA e ovvio restyling della rosa, ma l’idea di tornare ad infarcire il centrocampo milanista di piedi buoni stuzzica moltissimo la nostra fantasia: cresciuti nel segno dell’epopea magica del trio Pirlo-Seedorf-Kakà, non possiamo che accogliere con fervente trepidazione la mission di tornare a palleggiare senza paura sui campi di tutta Italia. Spregiudicatezza desiderata, voluta, rimpianta e poi fortemente ricercata: l’uomo che leggeva Sepulveda è pronto. Al Milan il grande compito di assecondarlo.

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Alberto Petrosilli

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