Milan, una luce in fondo al baratro
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29 Settembre 2019 Autore  

Affrontiamo questa seconda puntata dell’Opinione di Fred, nuova rubrica dal sapore vagamente egocentrico, affrontando la situazione del Milan alla luce di queste prime gare di campionato.

Lo facciamo col dolore nel cuore, piangendo la gloria perduta di una squadra che ha fatto la storia non solo del calcio, ma anche dello sport mondiale. Fermo restando l’insensatezza di indugiare sulla classifica dopo sole 5 partite di Serie A, dobbiamo fare un’analisi complessiva molto più ampia, dando particolare peso alle prestazioni in base alle quali sono maturate le 2 vittorie e le 3 sconfitte che costituiscono, per il momento, il bottino disastroso di questo inizio di stagione. Fino al derby con l’Inter di Conte (compreso) e quindi prima della sconfitta con il Torino sulla quale catalizzeremo la nostra attenzione, il Milan è stato un autentico flop sotto il profilo del gioco e della produttività offensiva poiché Giampaolo ha cercato, con enorme sforzo e senza riuscirci affatto, di imporre lo sviluppo di manovre d’attacco basate su tagli, inserimenti continui e sovrapposizioni costanti con centrocampisti assolutamente inadeguati per tale scopo e con attaccanti in perspicace dormiveglia come le guardie della Regina che fingono di sorvegliare Buckingham Palace per farsi il pisolo quotidiano seppur con la scomodità dello stare in piedi. Ad eccezione del buon Suso.

Il tutto ha portato la fase di possesso dei rossoneri ad essere sterile, orizzontale e con scarso senso della profondità a causa di una mancanza di qualità in avanti assolutamente spaventosa e a causa di una mentalità certamente da squadra provinciale, non degna quindi della tradizione di questo club storico. Storico ormai nel vero senso della parola. Parliamo di una squadra che appartiene solo al suo passato: più da museo che proiettata nel futuro dei top club europei. Un team tramutato in una nobile società decaduta in quanto da 6 anni non riesce ad azzeccare una stagione decente, eccezion fatta per la miracolosa Supercoppa Italiana agguantata contro la Juve nel 2016, con un allenatore peraltro che forse non vince una gara, non solo un trofeo, più o meno da allora. Siamo ironici, in qualche altra partita i 3 punti li avrà centrati sicuramente. O no? Non approfondiamo per il bene di Montella. Hanno potuto Suso, Calhanoglu, Kessie, Biglia svolazzare giocando di prima? No.

Hanno potuto costoro, senza l’apporto di nuovi giocatori provenienti dal mercato, creare una manovra avvolgente e dinamica in grado di frastornare gli avversari? No. Chissà perché. Con un centrocampo, identico allo scorso anno, costretto a fare questo folle e vano tentativo di poter essere in grado di realizzare triangolazioni veloci e verticalizzazioni, con il piano di aprire, nei propri sogni più remoti e vanesi, gli spazi in avanti come un ventaglio impazzito animato da corse, rapidità e tecnica senza essere minimamente veloci, rapidi e tecnici (ma questi sono dettagli), il Milan è rimasto bloccato nei catenacci serrati delle difese avversarie, manifestando di tutto tranne la possibilità anche solo di tirare in porta, ed è stato obbligato a giocate individuali senza un’organizzazione tattica ben oliata per un motivo  semplice. Senza i nuovi acquisti del Milan in grado di ingranare a pieno regime, nei quali giocatori riponiamo una certa fiducia, provare queste ricette, senza di loro o con una loro mera comparsata una tantum, è stata una forzatura per Giampaolo. Ciò è dimostrato, oltre che da quanto detto, da una sola palla scaraventata in rete su azione nelle prime cinque partite di campionato, cosa mai accaduta prima. Questo miracolo è avvenuto solo in Milan-Brescia 1 a 0 gol di Calhanoglu.

Allora intendiamoci. Cosa è accaduto in Torino-Milan 2 a 1? I rossoneri non hanno evitato la terza sconfitta stagionale e hanno segnato solo con Piatek su rigore, tuttavia l’apporto dei nuovi giocatori del Diavolo come Bennacer, padrone del gioco a centrocampo tanto da svegliare Kessiè e Calhanoglu alle spalle di un Suso in spolvero, e Theo Hernandez sulla fascia sinistra ha determinato un cambio di rotta visibile, resuscitando dalle zone desertiche un attacco finalmente rivitalizzato formato da un Piatek redivivo e da un Leao, che, in linea con le altre novità di mercato, ha mostrato finalmente una gran prova di sé. Le numerose occasioni create non sono bastate a scongiurare l’ennesima sconfitta stagionale in queste prime gare e occorre rimettersi in carreggiata il più presto possibile. Per far tornare il Milan non di certo al suo antico splendore, ma almeno a livelli più che dignitosi.

L’intenzione di questo articolo era inizialmente di essere molto più duri con Giampaolo, allenatore da apprezzare, ma che rappresenta un enigma sul suo essere in grado di gestire un club così prestigioso nella sua storia. Poi sono intervenute a farci dare maggiore fiducia al mister sia la bella prestazione dei rossoneri col Toro a causa dell’inserimento dei nuovi acquisti sia le parole critiche contro di lui pronunciate dall’ex ministro degli Interni Matteo Salvini. In quest’ultimo caso vi è proprio la garanzia che Giampaolo sia l’uomo giusto a guidare il Milan.  

 

di Federico Cavallari

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