3 immagini epiche di Florenzi
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14 Maggio 2019 Autore  

Di quando in quando, non molto spesso però succede, capita che il karma si manifesti anche nel calcio. Una nemesi pallonara, una giustizia compensatrice e riparatrice, un disegno divino che ristabilisce il giusto, l’equo.

È quanto successo nell’ultimo Roma Juventus con Alessandro Florenzi. La sua vicenda ha provocato in noi una montagna russa di sensazioni e di immagini, tutte epiche, tutte mitologiche, tutte che appartengono ad una sfera altra e alta.

Le proviamo a spiegare così.

 

 

La sfida. 
Samuele, Bibbia. Davide contro Golia

Dall'accampamento dei Filistei uscì un campione, chiamato Golia, di Gat; era alto sei cubiti e un palmo. 5 Aveva in testa un elmo di bronzo ed era rivestito di una corazza a piastre, il cui peso era di cinquemila sicli di bronzo. 6 Portava alle gambe schinieri di bronzo e un giavellotto di bronzo tra le spalle. 7 L'asta della sua lancia era come un subbio di tessitori e la lama dell'asta pesava seicento sicli di ferro; davanti a lui avanzava il suo scudo

florenzi 1
Florenzi contro Cristiano Ronaldo

 

Succede tutto nel secondo tempo. La Juventus, impersonificata in Cristiano Ronaldo, non butta fuori il pallone nonostante un giocatore della Roma a terra. “Noi avevamo messo fuori la palla due volte, lui invece l’ha giocata – ha raccontato Florenzi nel post partita - potevamo ripartire anche noi nel primo tempo con Kolarov ma l'abbiamo buttata fuori perché noi siamo questi”.

Così il capitano della Roma dice qualcosa al fenomeno di Madeira, i due si attaccano, vola qualche parola grossa e Ronaldo mima la statura del terzino romanista: “Eres pequeno para hablar”.


Florenzi contro Cristiano Ronaldo parte 2 

Ma come Davide e Golia, nell’episodio biblico, l’eroe non si sottrae dalla lotta, si fa sotto nonostante tutto. “Lui è un Pallone d'oro e pensa di avere tutto il diritto di fare ciò che ha fatto”. E nel vedere la spocchia, la superbia di Ronaldo, tutti in fondo abbiamo pensato: “Che bello sarebbe se adesso segnasse Florenzi”. Ecco, a volte succede davvero.

 

 

Il Gol.
Ovidio, Metamorfosi. Giove ed Europa

Gode l'innamorato e, in attesa del piacere sognato,
le bacia le mani: a stento ormai, a stento rimanda il resto;
intanto si sfrena gioioso saltando sull'erba verde
o stendendo il fianco color di neve sulla rena bionda;

Florenzi 2
Salta Florenzi salta, sogna ragazzo sogna

Ed eccola, la nemesi, la riparazione dei torti e dei soprusi del più forte. Eupalla, dio del calcio che tutto vede e orchestra la manovra, soffia sul più piccolo, lo fa arrivare fino in area di rigore.

E Florenzi sembra veramente un folletto, un elfo della foresta, che si muove rapido, scatta e cambia direzione. Sfugge alla marcatura del laziale Caceres e quando si trova all’infedele Szczęsny un’altra divinità, che siede in tribuna, gli concede di usare la sua arma magica: il cucchiaio al posto della spada, il colpo sotto al posto della lancia.

Florenzi salta sull’erba verde, come Giove prima di rapire Europa, salta voglioso, innamorato, eccitato. Perché il gol, stavolta, è tutto suo, suo e basta, di Alessandro più che di Florenzi. “Il gol me lo sono gustato tanto perché penso che me lo meritavo, penso al singolo per la prima volta. Penso che me lo meritavo perché sono un ragazzo che lavora dalla mattina alla sera. Anche il mio migliore amico, che fa l'elettricista, quando dico vado a lavorare mi prende in giro perché si alza alle 5.00 del mattino. Ma lo dico a chi mi vuole bene lo faccio con passione. Puoi sbagliare, ma anche quando sbagli basta dare tutto”.

 

 

L’esultanza.

Giordano Bruno, Gl’Eroici furor. Il volo di Icaro

Poi che spiegat'ho l'ali al bel desio,
quanto più sott'il piè l'aria mi scorgo,
più le veloci penne al vento porgo:
e spreggio il mondo, e vers'il ciel m'invio

Florenzi 3Florenzi vola, si arrampica, scala la Curva Sud

Così il piccolo Florenzi inizia a correre. Piccolo perché giovane, giovane come Fetonte che decise di volare con il suo carro verso il sole, giovane come Icaro che con le sue ali scelse di planare verso la stella più luminosa. Questa, all’Olimpico, si chiama Curva Sud e rispende di giallo e rosso.

Florenzi spicca il volo per abbracciare il suo sole, come il bambino di De Andrè in Volta la Carta “che sale un cancello / ruba ciliegi e piume di uccello”. Ma il giovane e piccolo Florenzi non si fa male e non si scotta. Ha raggiunto il suo cielo, abbraccia e urla in faccia alla sua gente. Strillava la sua gioia anche a chi lo fischiava, a chi lo chiamava trentadenari. Ma domenica sera non era importante, domenica sera la Roma aveva vinto contro la Juventus una delle sfide più inutili della sua storia recente. Ma quando si mette in mezzo la Giustizia Divina non c’è veramente niente da fare.

Lamberto Rinaldi

Classe 1994, Roma, cantastorie calcistiche per ilCatenaccio, menestrello sulla rivista Il Nuovo e Stampa Critica o, per dirla in maniera più autorevole e un sacco fica, giornalista freelance. Un glorioso passato da spazzatore-falciatore per i campi della Terza Categoria viterbese, terminato anzitempo per ovvie incomprensioni con il sistema calcistico italiano. Una triennale in Lettere e una magistrale in Ingegneria Letteraria, nome artistico di Filologia Moderna, a La Sapienza di Roma. Conduce la trasmissione Super Santos sulle frequenze di Active Web Radio.
Andare, guardare, cercare di capire, raccontare. Letteratura e sport, calcio e As Roma. Ha fatto anche cose buone.
 
 
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