Una Roma ribelle
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03 Aprile 2019 Autore  

C’è stato un momento, nel secondo tempo di Roma Napoli, in cui la squadra partenopea faceva torello con quella giallorossa. Un giro palla sterile, tanto per. Tanto per non rendere ancora più crudele e drammatico un parziale che già era sul 4 a 1.

I giocatori della Roma, in tutto questo, non riuscivano ad opporsi in nessun modo, rotolavano sul campo “come na balla de fieno a Porta Portese”, erano un’entità minima in balìa degli eventi.

Questa è la Roma adesso. Come la biglia nel piano inclinato, dove per quanto impercettibile sia l’inclinazione, viene trascinata verso il basso, sempre più velocemente, sempre più inesorabilmente. Il Milan è sopra da più di un mese, la Lazio ti ha superato e ha anche una partita in meno, l’Atalanta scalpita, Torino e Sampdoria sono pronte ad approfittarne.

Basterebbe un gesto, un gol, una vittoria, a fermare il corso delle cose. Basterebbe una frase qualsiasi. Come quelle di Claudio Ranieri in conferenza stampa: “Penso 25 ore al giorno a come migliorare questa squadra, credetemi sto pensando a tutto”. L'altra frase chiave il Testaccino la rivolge più che come una preghiera come un ordine: “Io chiedo sempre il supporto del pubblico, ma anche loro vogliono vedere una ribellione in campo, che la squadra faccia qualcosa. Chiedo questo ai miei uomini”.

Una Roma ribelle, ecco quello che ci vuole. Proprio come il senso etimologico del termine: ri-bellare, ricominciare la battaglia, riprendere la guerra. Ranieri non parla mai di combattimento per aprire la partita, ma parla di uomini, di tifosi. La Roma quest’anno non ha mai combattuto ed è questo quello che serve in questo momento. Una ribellione, una rivoluzione contro il nulla, contro questo svuotamento della classifica e dei cuori. Un 68 giallorosso che duri il tempo di dieci partite, una presa della Bastiglia tascabile. 

Rebel Rebel, you’ve torn your dress
Rebel Rebel, your face is a mess

Sì, è vero. Il vestito di squadra è strappato, la sua faccia è un casino, la sua regola è l’eccesso. Ma serve incredibilmente poco per riacciuffare qualcosa, per far sì che la biglia del piano inclinato si interrompa. Il Milan ha pareggiato di nuovo, la Lazio ha ancora uno scontro diretto in cui perdere punti, l’Europa ti sta ancora aspettando. La domanda, che fa paura, è se qualcuno dentro la squadra ne abbia veramente voglia. Ci affidiamo al più vecchio, a chi ha la barba e gli occhi per capire quando è il momento di ribellarsi.

Serve una Roma ribelle, che si scuota da un letargo che dura da agosto, serve una Roma che scavi sul fondo per vedere se è rimasto qualcosa, un briciolo di voglia, di passione. Prima di essere un altro tipo di ribelli, quelli da pugni chiusi, senza speranze e notte più nera.

Lamberto Rinaldi

Classe 1994, Roma, cantastorie calcistiche per ilCatenaccio, menestrello sulla rivista Il Nuovo e Stampa Critica o, per dirla in maniera più autorevole e un sacco fica, giornalista freelance. Un glorioso passato da spazzatore-falciatore per i campi della Terza Categoria viterbese, terminato anzitempo per ovvie incomprensioni con il sistema calcistico italiano. Una triennale in Lettere e una magistrale in Ingegneria Letteraria, nome artistico di Filologia Moderna, a La Sapienza di Roma. Conduce la trasmissione Super Santos sulle frequenze di Active Web Radio.
Andare, guardare, cercare di capire, raccontare. Letteratura e sport, calcio e As Roma. Ha fatto anche cose buone.
 
 
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