Fabio Quagliarella e il lieto fine
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16 Luglio 2019 Autore  

Un lieto fine dipende da dove interrompete la vostra storia”. Questa meravigliosa frase di stampo relativista è di Orson Welles, una delle figure più importanti del mondo del cinema del XX secolo, ed è esemplificativa per capire la storia di Fabio Quagliarella. Interrompiamo la storia del fromboliere campano in questa precisa estate 2019, e ci rendiamo conto di poter applicare davvero quel lieto fine che, dicono le malelingue, esiste solo nelle favole. Fabio Quagliarella è arrivato a 36 anni suonati a vincere il titolo di capocannoniere della Serie A con 26 goal (mai nessuno come lui a questa età), nella stagione in cui in Italia è arrivato un alieno da Funchal cinque volte vincitore del Pallone d’Oro, e lo ha fatto dopo avere segnato per undici gare consecutive, raggiungendo Gabriel Omar Batistuta in vetta a questa speciale classifica. È diventato il giocatore più anziano di sempre a segnare in quella Nazionale che ha riconquistato dopo parecchi anni e che lo ha visto tornare tra i suoi protagonisti dopo una chiamata che è stata più un plebiscito popolare che una convocazione del ct Mancini.

In questo anno magico ci sono state alcune tappe particolarmente significative che hanno avvicinato il Nostro al (temporaneo) lieto fine. La prima tappa rilevante di questo percorso è stata sicuramente la splendida marcatura di tacco realizzata contro il Napoli alla terza giornata. Quagliarella ci ha abituato in carriera a una serie di prodezze balistiche di notevole caratura, ma il goal contro i partenopei dell’ultimo torneo è stato sicuramente uno dei più belli in assoluto. Sul cross di Bereszynski Quagliarella si avventa con la voglia di far vedere che ormai si è lasciato definitivamente alle spalle tutti quei problemi, più o meno gravi, più o meno personali, che lo hanno limitato per anni e timbra così il suo primo centro stagionale. È il gol della redenzione. Una frase di un suo illustre corregionale, Giambattista Marino, spiega perfettamente quello che lo stabiese suscita in tutti i tifosi blucerchiati (e non solo): “È del poeta il fin la meraviglia”. Una meraviglia che durerà 38 partite, anche se pochi se lo aspettano. Uno tra i pochissimi che probabilmente ci credono è proprio lo stesso Fabio e il suo sguardo a Ospina dopo il goal sembra voler dire: “Non ci posso far niente se questo potrebbe essere il mio anno”.


Il gol di Quagliarella, di tacco, contro il Napoli

Repetita iuvant, dicevano i latini. 26/12/2018. È un insolito Santo Stefano per molti italiani, seduti sul divano o sugli spalti a vedere le gare della Serie A. A Marassi si gioca Sampdoria-Chievo, diciottesima giornata. Quagliarella è già in doppia cifra prima del giro di boa del torneo. A inizio ripresa, su una punizione di Ramirez dalla trequarti, Quagliarella decide di segnare un altro goal fantasmagorico discretamente simile a quello realizzato contro gli azzurri a settembre. Scaraventa il pallone in porta, con il tacco, in mezzo a una vera e propria tonnara di gambe, con la stessa naturalezza con cui ci leviamo la sabbia bagnata dai polpacci, quando usciamo dall’acqua, in spiaggia. Ancora una prodezza sotto la Sud, e l’annessa esultanza che mima il saluto militare per mostrare tutta la propria convinzione; anche il pubblico si sta abituando a queste medie realizzative. È il goal della consapevolezza, la seconda tappa del percorso di avvicinamento al lieto fine. Come ha detto JungNon c’è presa di coscienza senza dolore”, e la sofferenza che Quagliarella ha avuto come compagna di vita per parecchi anni lo rende cosciente di sentirsi in forma come mai accaduto prima d’ora in carriera. Fabio va a segno per l’ottava gara consecutiva, è consapevole di potersi giocare le sue carte per lottare per un posto in cima alla classifica cannonieri fino alla fine.


Ancora Quagliarella, ancora di tacco

Un mese dopo la prodezza contro il Chievo arriva il giorno del record. Contro l’Udinese al minuto 32 Fabio si presenta sul dischetto. La Samp si è appena guadagnata un rigore per fallo di Behrami su Defrel. “La palla pesava come fosse una palla medica”, dirà Quagliarella nel post-partita.  Il capitano blucerchiato angola il pallone alla destra di Musso. Una rasoiata affilata, decisa, secca. Goal. Undicesima partita consecutiva con il campano nel tabellino dei marcatori. Quindici in campionato. È il goal della certezza. Fabio è certo che ormai questo sarà il suo anno. Per qualche secondo il tempo sembra quasi fermarsi: Quagliarella manda baci al pubblico. Il suo sguardo è tremendamente serio, come a tutti noi accade quando ci rendiamo conto di aver realizzato qualcosa che sembrava anche soltanto impensabile. Le più grandi gioie sono quelle che gustiamo dentro noi stessi, e Quagliarella lo sa molto bene. È un tardo pomeriggio invernale di grandi soddisfazioni, nel secondo tempo arrivano anche la doppietta e l’assist per il 4-0 di Gabbiadini. Il lieto fine comincia a intravedersi: Fabio è in testa alla corsa dopo lo scollinamento al Gran Premio della Montagna, ma adesso viene la discesa, che si sa, può essere foriera di insidie.


"Pesava come una palla medica"

Quarto capitolo dell’epopea del numero 27. Mapei Stadium, 16 marzo. Ventottesimo turno, ultimo prima della pausa per la Nazionale. Nazionale che Quagliarella sta per riabbracciare. L’ultimo ct che lo ha chiamato è stato Antonio Conte, l’ultimo che lo fece giocare fu Cesare Prandelli. Romania-Italia 1-1, 17 novembre 2010. Otto anni e mezzo sono trascorsi. Un’era geologica, nella carriera di un calciatore. Fabio era arrivato da alcuni mesi alla Juve, dal Napoli, trasferimento molto discusso e che lo etichettò agli occhi dei napoletani come un traditore. Non si sapeva nulla, di quel maledetto stalker che aveva già iniziato a rovinargli la vita e che sarebbe stato condannato alla fine di un lungo processo soltanto nel febbraio del 2017. Fabio in quell’amichevole in Romania segnò, tanto per cambiare. E anche al Mapei segna. Per la ventunesima volta in questo torneo. Lo fa in un pomeriggio in cui la Samp di Giampaolo gioca una delle sue migliori gare stagionali e annienta il Sassuolo per 5-3. Al minuto 36 sfrutta un errore in chiusura di Demiral, e dal limite dell’area scaglia un destro a giro su cui Consigli non ci può arrivare. È un pomeriggio in cui il Sole la fa da padrone, in cui l’inverno prepara le valigie e la primavera attende di poter avere le chiavi dell’appartamento chiamato emisfero boreale per i successivi tre mesi. Quello di Fabio si può definire in questo caso “goal della rifioritura. Rifiorisce l’entusiasmo dell’Italia calcistica per questo “ragazzino” che, a 36 anni suonati, il 26 marzo, timbra due volte su rigore nel match valido per le Qualificazioni ad Euro 2020 contro il Liechtenstein. Una doppietta in azzurro che arriva a quasi dodici anni dalla prima, firmata in Lituania nel 2007, durante la sua prima vita in maglia blucerchiata. Quando tutto doveva ancora essere.

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A 36 anni, Quaglia in gol con la nazionale

Quinto capitolo. Domenica 14 aprile è un giorno diverso dagli altri a Genova. Uno di quei due giorni in cui tutto si ferma in ogni angolo della città, e l’entropia della Superba si concentra all’interno dello Stadio Ferraris. Derby di ritorno. Una Sampdoria più forte e cinica sconfigge i cugini rossoblù per 2-0. Come all’andata, non può mancare il timbro di Fabio Quagliarella, che mette a segno il suo settimo rigore stagionale, a inizio ripresa, sotto la Sud. La solita frustata, precisa, tesa, di collo pieno, che spiazza Radu. Come diceva De Gregori, un giocatore lo si valuta dal coraggio (e il campano lo ha sempre avuto, andando avanti nonostante il macigno extracalcistico che lo ha tormentato per anni), dall’altruismo (in stagione i suoi assist saranno sette alla fine) e dalla fantasia (e in questo caso basta tornare ai capitoli uno e due della nostra storia, alle magie contro Napoli e Chievo). Non se sbaglia un calcio di rigore. Anche se Fabio non li sbaglia quasi mai, soltanto Sirigu in questo campionato lo ha neutralizzato. Questo goal che chiude il derby della Lanterna è il gol dell’affermazione. Quagliarella è ormai il favorito per vincere la classifica marcatori, a sei giornate dal termine.

Uomo derby

Si arriva al 26 maggio. Ultima giornata. Si gioca Sampdoria-Juventus a Marassi. La gara ha poco da dire (vince il Doria 2-0) e la giornata segna il passo d’addio di Giampaolo e Allegri dalle rispettive panchine. Ma soprattutto è la passerella di Fabio Quagliarella, il giorno del trionfo. Trionfo che arriva dopo un’annata in cui le tappe decisive sono state spesso scandite da partite speciali per lui: prima il tacco contro il Napoli, la sua squadra del cuore, poi il giorno del record contro l’Udinese, la squadra che lo ha definitivamente lanciato nel panorama nazionale come una delle punte migliori del nostro calcio, e infine questa celebrazione nel match contro quella Juve che gli ha permesso di vincere qualcosa (anche se complessivamente poco, rispetto a quanto avrebbe meritato). Lo stabiese ha vinto la classifica marcatori. Sono ventisei le reti finali. Una in meno di quel numero di maglia adottato nel lontano 2001 in onore dell’amico Nicolò Galli, prematuramente scomparso in un incidente stradale. La ventisettesima rete, la più bella, è proprio questa. Nel prepartita la Gradinata srotola uno striscione che recita: “Uomo leale, professionista esemplare. Grazie Capitano, la Sud ti rende omaggio.” Fabio si commuove, dichiara in zona mista che quello striscione vale più di 100 gol e che lo avrà negli occhi per tutta la vita. In quel momento, anche chi ha scritto questo pezzo si è commosso. Forse in questo caso non si può usare il classico “e vissero felici e contenti”, ma il lieto fine può davvero esserci anche nella vita reale, e la stagione 2018-19 di Fabio Quagliarella ce lo ha dimostrato.

 

 

di Alessandro Marcante

Redazione

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