Conte partirò
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31 Maggio 2019 Autore  

L’FC Internazionale comunica che a partire dalla data odierna Luciano Spalletti non è più l’allenatore della prima squadra”. Con queste parole stilate mediante canonico comunicato l’Inter di Marotta annuncia la fine dell’era del toscano e da il là a quella di Antonio Conte, juventino nel midollo, professionista esemplare dalla spiccata voglia di rivalsa proprio verso quell’ambiente bianconero con cui stridono ancora in lontananza vecchie ruggini.

Il nativo di Lecce, dopo essere stato in bilico fra santi e falsi dei o per meglio dire fra Roma, Inter e quotate piste estere, ha optato definitivamente per i nerazzurri, convinto da un contratto di 12 milioni totali e dalle promesse di un forte piano di investimento estivo. Se la scelta dell’allenatore salentino potrebbe per certi versi anche essere compresa, dunque, è opportuno soffermarsi sulle dinamiche che hanno portato alla decisione da parte del board interista di affidare l’ennesima rivoluzione tecnica proprio ad un personaggio ed un allenatore come Conte.


L'irrefrenabile corsa di Antonio Conte

Il salto da Spalletti - classico allenatore da piazzamento - all’ex ct della nazionale italiana - vincente per storia e tradizione - è netto. Che sia partito definitivamente l’attacco al monopolio juventino di questi 8 lunghi anni? La risposta potrebbe essere certamente positiva se non fosse che la situazione economica dei nerazzurri mal si concilia con l’allestimento di una squadra super competitiva attraverso ingenti investimenti.

Stretta nella morsa del FPF e oberata da debiti che sfiorano i 900 milioni, facciamo davvero fatica a credere come si possa costruire una rosa pari ai desiderata di Antonio Conte. Dal punto di vista mediatico la mossa è francamente ineccepibile. Grande impatto, presenza, stile, carisma, personalità e caratteristiche che permettono all’Inter di occupare con pieno merito le prime pagine dei quotidiani e le home page dei principali siti internet. Dietro la cortina di fumo dei riflettori però si ammassano mille interrogativi molto difficili da dirimere. È veramente il parametro 0 Godin o il chilometrato Dzeko il prototipo di rinforzo proposto (e accettato) da Antonio Conte?

Ci sorprenderemmo non poco se partissimo dal presupposto che l’allenatore divenne famoso per la famosa frase dei 10 euro nel portafoglio e i ristoranti da 100 euro, metafora economico-culinaria per spiegare l’allora evidente impossibilità della Juve di rivaleggiare con i migliori top team europei. E proprio perché ci pare francamente assurdo poter insistere su questo scenario, proviamo a porre invece l’accento sull’altro lato della medaglia: l’aspetto economico. Il vanesio Antonio, l’immarcescibile condottiero senza macchia, potrebbe essere stato solamente “corrotto” e convinto dal vile denaro? Una risoluzione positiva di questo quesito sbroglierebbe di gran lunga la matassa e ci permetterebbe di comprendere come l’inseguimento ad una squadra pronta per vincere da subito sia stato immolato sull’altare del mero aspetto economico.


Antonio Conte può fare anche il vigile urbano

Scelta legittima, sia chiaro. Inattaccabile e inappuntabile dal punto di vista del benessere sociale, proprio e dei suoi familiari. Criticabilissimo però se ricolleghiamo la scelta alle parole pronunciate 20 giorni fa dallo stesso Conte, le cui apparizioni televisive e non hanno quasi collimato con quelle dei leader politici in piena bagarre per le europee. Dimenticare il passato, vivere il presente, crearsi il futuro. Potrebbe essere questo il mantra del popolo interista un momento prima di imbarcarsi sul vascello guidato dall’ex Juve. Per capire strategie e programmi e per avere risposte ci attende una traversata lunga 3 mesi, fino al gong del fatidico 2 settembre. Su navi per mari che non ho mai veduto e vissuto Con-te. Adesso si li vivrò. Conte.

 

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Alberto Petrosilli

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