Un disastro chiamato Inter
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20 Maggio 2019 Autore  

Il 20 maggio 2018 l’Inter entrava in Champions espugnando l’Olimpico grazie ad una rete di Vecino allo scadere. A distanza di un anno esatto l’Inter si ritrova nella medesima situazione che precedeva quella sfida. In pratica in un anno il miglioramento è stato pari a zero. Eppure con la Champions raggiunta le cose dovevano andare diversamente. Un buon mercato per completare la rosa, il consolidamento del lavoro di Spalletti, una maggiore consapevolezza dei propri mezzi, le altre che hanno fatto peggio, non sono servite a nulla queste cose. La situazione è la medesima di un anno fa.


Il gol di Vecino, contro la Lazio

La cosa paradossale è che a fine girone di andata non si poteva pensare ad un epilogo del genere. Addirittura a novembre si parlava di Inter come l’ipotetica anti-juve. Poi il caos: prima Nainggolan messo fuori rosa per due partite, poi la richiesta di cessione da parte di Perisic, successivamente la fascia di Icardi ed infine le voci su Conte arrivate un mese prima della fine del campionato e con Champions non ancora acquisita. In questo clima è davvero difficile lavorare e Spalletti, pur avendo le sue colpe, non può essere individuato come l’unico responsabile. Ma allora chi sono i responsabili principali del tracollo Inter?

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Luciano Spalletti non è così sicuro di rimanere all'Inter anche il prossimo anno

 

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Sicuramente Spalletti ha le sue colpe, tra le quali vi è soprattutto la perseveranza nello schierare i suoi due pupilli che in questa stagione hanno raramente reso come da aspettative: Perisic e Nainggolan. Marotta evidentemente ha portato un po’ di caos all’interno della società: doveva essere un’entrata in punti di piedi nel mondo Inter ma il dirigente ha preferito entrare a cannone per dare subito un’impronta severa e professionale nella squadra. Sicuramente il gruppo non è affiatato ma sopratutto non è vincente: troppi anni senza raggiungere l’obiettivo minimo dovevano suonare da campanello d’allarme per la costruzione della rosa. Ed infine colui che ha dato vita a questo gruppo: Piero Ausilio.

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Ausilio e Marotta, lo sguardo al futuro dell'Inter

Il dirigente milanese è dal 2010 direttore sportivo della società nerazzurra, ma già a partire dal 2005 si occupava della primavera. Dal 2014, inoltre, è anche responsabile dell’area tecnica dell’Inter. Si tratta di un rapporto che va avanti da 14 anni, e che negli ultimi 8 anni lo ha visto come protagonista nella creazione della rosa. Non è difficile fare 1+1, se negli ultimi 8 anni l’obiettivo si è raggiunto praticamente in soltanto una stagione evidentemente qualche colpa il buon Ausilio la deve avere. Senza dubbio lavorare sotto Settlement Agreement non è semplice, ma l’ostinazione nel trattenere i cosiddetti big (che di fatto big non sono visto che non riescono neanche a garantire la qualificazione alla Champions League) è quantomeno surreale. Doveva essere chiaro a tutti che questo gruppo non funzionava. Toccava avere la forza di attuare una rivoluzione sia per donare nuovi stimoli sia per creare un amalgama più coesa. Questa forza non si è vista e l’Inter per l’ennesimo anno non fa passi in avanti. Con l’auspicio di riuscire a raggiungere la tanto agognata Champions al fotofinish, mai come quest’anno, deve essere chiaro che in estate servirà una rivoluzione che dovrà interessare tutti gli ambiti societari: allenatore; giocatori; dirigenti. A Marotta il duro compito di creare un Inter vincente. In bocca al lupo Beppe, ti servirà!

 

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Francesco Di Rosa

Da quando è piccolo si barcamena tra la passione per i videogiochi e la passione, smodata, per il calcio. Capisce di essere affetto dalla malattia Inter fin dalla prima, sofferta, partita guardata. Ha fatto cronache e seguito il calcio regionale, quello più vero insomma. Ora scrive per le sue due passioni, se ne scusa.
 
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