Giannelli Imbula, un acquisto inosservato
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09 Settembre 2019 Autore  

Pochi giorni fa è stato ufficializzato un acquisto in Serie A che è passato inosservato. I motivi possono essere molteplici: il minore impatto mediatico che ha la sua nuova squadra o un arrivo in concomitanza con altri grandi nomi. Il giocatore però è conosciuto in Italia, perché negli anni passati è stato affiancato a molte big del campionato come Inter e Roma. Il suo nome è Giannelli Imbula ed è il nuovo centrocampista del Lecce

L’arrivo nella penisola salentina è stato accolto con grande affetto dai suoi nuovi tifosi, che avevano oramai captato la volontà della società di acquistare un nome che potesse infiammare la piazza. Imbula ha un passato calcistico particolare perché a soli 26 anni ha già avuto esperienze in 4 campionati differenti (la Serie A sarà il quinto) e in Champions League. Per una neopromossa le premesse sono ottime, nonostante le sue ultime stagioni per niente positive. Ma oltre al suo passato, ciò che ha convinto la dirigenza del Lecce ad aprire la trattativa con lo Stoke City è stato naturalmente il suo modo di giocare. Il congolese è un mancino dal fisico possente (186 cm) e con buone qualità tecniche. La sua visione di gioco gli permette di aprire la manovra e di trovare facilmente il compagno tra gli spazi, ma a volte può favorire la transizione offensiva della squadra con delle ottime incursioni personali per vie centrali. Si tratta di un calciatore con una mentalità elastica, che gli consente di entrare a far parte di più meccanismi di gioco differenti che schierino la formazione con un centrocampo a tre o a quattro. Questa caratteristica lo ha fatto diventare un giocatore fondamentale nel Marsiglia di Bielsa, allenatore che lo ha reso noto in tutta Europa. Non è un centrocampista con il vizio del gol, ma è in grado di finalizzare a rete con potenza e dalla distanza. 

 


11 gol in carriera, tra cui altri simili a questo. 

 

Nel 2015, dopo due ottime stagioni con il club francese, passa al Porto. Quell’anno finì al centro di tantissime trattative di calciomercato, tra cui quella che lo vide vicinissimo all’Inter di Mancini perché considerato “il nuovo Yaya Tourè”. I nerazzurri poi scelsero Kondogbia - un profilo simile a Imbula nonostante il probabile minor atletismo - facendo disperare i propri tifosi due volte. In Portogallo, però, non riuscì a confermare ciò che aveva messo in mostra con la squadra di Bielsa e così, da Oporto, iniziò un lento declino che lo ha allontanato dai grandi club d’Europa. Uno dei motivi che lo ha messo in crisi durante gli anni è stato il suo difetto principale: la difficoltà nell’applicare il proprio calcio con il diminuire degli spazi lasciati in campo dagli avversari. Imbula è un giocatore che esprime il suo miglior calcio nelle larghezze, che in Italia tendenzialmente non sono molte. Ma le circostanze cambiano in base agli avversari, che oggi hanno allenatori nuovi e che non sempre applicano un pressing asfissiante in stile Liverpool. Soprattutto in alcune partite, quindi, il congolese potrebbe ritrovare la forma ideale che non gli ha permesso di affermarsi successivamente con le maglie dello Stoke City, Rayo Vallecano e Tolosa. 

 

 

 Quando Imbula sceglie di avanzare con un’iniziativa personale a centrocampo.

 

Nel Lecce di Liverani ci sono tutti i presupposti per rilanciarsi. La squadra ha già dimostrato di voler affrontare la Serie A a visto aperto, applicando dei meccanismi che si basano sulla tecnica degli undici in campo per favorire il palleggio per vie centrali. In questo sistema Imbula potrebbe giocare davanti alla difesa o come mezzala. La sua visione di gioco, la sua struttura fisica e la sua intraprendenza si incastrano bene nelle ideologie del tecnico, che potrebbe trovare nella sue giocate e nella sua discreta agilità un buon punto di riferimento per impostare l’azione. Il congolese trova un contesto ideale al suo calcio, dove può sfruttare la sua forza fisica per la riconquista del pallone con un pressing aggressivo. Può soffrire gli avversari che si schierano con un modulo atto a schiacciare il portatore di palla, ma ha tutte le carte in regola per ritrovare la forma ideale che gli permetterebbe di aiutare il Lecce a trovare la salvezza divertendosi e divertendo chi li guarda.

 

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Daniele Furii

Nato l’ultimo giorno d’estate del 1995, anno in cui i tifosi italiani di calcio scoprivano Francesco Totti e Javier Zanetti. Laureato in Scienze della Comunicazione. Appassionato di tantissime cose, forse troppe. Tra queste c’è lo sport, di cui ogni tanto scrive.
 

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