Luci a San Siro
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28 Marzo 2019 Autore  

Luci a San Siro

Roberto Vecchioni è uno dei più grandi cantautori della musica italiana. San Siro è uno dei migliori stadi d’Europa. Pensieri sconnessi o frasi buttate a caso, fate voi, il legame indissolubile che lega il vincitore di Sanremo 2009 allo stadio che più da vicino ha illuminato le grandi imprese nazionali e internazionali di Milan e Inter è proprio quell’album del 1980 che dà il titolo al nostro pezzo. Luci a San Siro.

Quelle stesse luci che proprio in questi giorni vengono minacciate da bellicosi propositi di demolizione in nome e in ragione di logiche economiche per loro natura avulse da qualsivoglia sentimento di gratitudine e affetto. Attaccamento indefesso alla storia o spietata analisi finanziaria? È questo il dilemma che sconvolge nelle ultime ore i sentimenti dei tantissimi tifosi rossonerazzurri. I contorni della vicenda appaiono abbastanza chiari: l’Inter di Suning e il Milan di Elliott, in collaborazione col comune di Milano guidato dal sindaco Sala, stanno prendendo definitivamente in considerazione la possibilità di costruire un nuovo stadio, questa volta di proprietà, nella zona dei parcheggi dell’attuale Giuseppe Meazza.

Quale la fine di quest’ultimo? Volontà di renderlo una sorta di monumento calcistico nazional-popolare o implacabile demolizione? Le tre parti in causa, a tal proposito, paiono aver deciso per la seconda opzione: troppo cari i costi di riammodernamento, troppo complicato spostare per 3 anni (i tempi stimati per i lavori del nuovo impianto) le partite in casa delle due milanesi. Visto da quest’ottica, il discorso sembra non avere smagliature o crepe nelle quali inserirsi per tentare di controbattere. Troppo importante la costruzione di una propria struttura per tornare a quella competitività da anni bramata e invocata, troppo importante allinearsi ai più grandi top club europei, troppo importante colmare l’inesorabile gap con i rivali juventini.

Tutto dannatamente giusto. E anche la nostra capacità cognitiva, tramutata in pensieri, parole, opere ed omissioni da queste umili mani, si allinea alla glaciale logica spicciola dei contabili di via Aldo Rossi. Eppure… Eppure nel nostro cuore, quando il sangue defluisce dal cervello e ci rende tutti più leggeri e meno convenzionali, una vocina insistente si ribella, lotta, sbraita, inveisce. Giù le mani dal Tempio. E non possiamo quindi far finta di nulla, non possiamo non comprendere quella grande fetta di tifosi che imperterrita chiede ad entrambe le società di trovare una soluzione diversa. Riemergono vividi e indimenticabili i ricordi di sfide memorabili, la partita perfetta del 2007, Milan-Manchester, preludio alla settima sinfonia in Champions suggellata dalla rivincita col Liverpool ad Atene.

Non facciamo fatica a credere che le stesse indelebili emozioni passino nella mente e nel cuore degli interisti, ripensando a quel 3-1 al Barcellona del 2010, preludio alla stagione del triplete di Mourinho e al ritorno sul tetto d’Europa dopo 45 anni in quel di Madrid. I palloni d’oro che hanno calcato quel campo, le giocate, e perché no, anche le feroci contestazioni. Tutto all’interno di quelle mura, di quei fili d’erba misti al sintetico trasudano calcio e profumano di eterno. Se il progetto andrà in porto, la stagione 2023-2024 sarà la prima col nuovo stadio e, forse, senza più San Siro.

Chissà se in questo arco di tempo il buon Roberto verrà nuovamente ispirato, come in quella stagione dell’80, quando Luci a San Siro salì alla ribalta delle classifiche musicali. Oppure se, citazione opportuna, Luciano Ligabue, urlando contro il cielo stellato di Milano, ricorderà a tutti che certe luci non puoi spegnerle. Dilemmi a cui avremo presto una risposta. Nel frattempo godiamoci ancora per un po' uno stadio leggendario che sembra volerci dire, in un commovente canto del cigno, che l’età è solo un numero. Chiamatemi ancora amore. Perchè, alla fine, non siamo poi così Vecchioni.

Alberto Petrosilli

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