Un Regno con due troni e troppi Re
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15 Aprile 2019 Autore  

Bagarre dal sapore infuocato in zona Champions. Lasciando in sospeso il ruolo della Lazio, alle prese sì con una gara in meno da recuperare con l’Udinese, ma con il ritardo forse decisivo in classifica frutto della sconfitta col Milan, almeno altre 4 squadre si trovano a lottare per i 2 posti rimasti disponibili per avere accesso alla prossima edizione della massima competizione continentale. Con tutto ciò che ne consegue.

Polemiche arbitrali, veleni, magliette alzate per schernire gli avversari, alcuni allenatori che sembrano aggiustare una stagione sotto un diluvio e altri che si rifugiano in silenzio stampa. Parliamo di Inter, Milan, Roma e Atalanta che combatteranno tra loro, fermo restando quanto accennato sulla Lazio, per vincere una battaglia decisiva: conquistare uno strano Regno dai 4 troni, di cui 2 già occupati da ottobre. E accanto a ogni trono si trova il suo forziere. Per un club entrare in Champions comporterebbe già solo per l’ingresso una pioggia di denaro spropositato.

Secondo un articolo pubblicato su investireoggi.it nel giugno dello scorso anno, si è stimato che Juve, Roma, Inter e Napoli abbiano incassato per accedere alla competizione continentale riferita alla stagione 2018-2019 dapprima un dividendo fisso di 15,5 milioni, poi una somma che oscillerebbe tra gli 11 e i 29 milioni in base al ranking di tali squadre, infine cifre calcolate sul market pool fisso e variabile consistenti nel complesso ad almeno altri 10 milioni. Anche i soldi da assegnare per l’ingresso nella prossima edizione non saranno granché diversi. Il che fa capire la ruvidezza dello scontro per le prime posizioni.

Sabato la gara tra Milan e Lazio, finita 1 a 0, gol di Kessie su rigore, è il sintomo di tensioni alle stelle che serpeggiano in queste ultime partite in cui il gioco conta assai poco rispetto ai singoli episodi. Cross da distanza siderale di Laxalt verso Piatek e Musacchio, che non ci arrivano con quest’ultimo buttato giù in area da Durmisi. Rigore contestato a favore del Milan. Iniziano i primi guai in campo, dopo che, precedentemente, era stato anche fischiato un rigore per i rossoneri da Rocchi per poi essere annullato dallo stesso alla Var. Un contrasto tra Milinkovic e Rodriguez fa gridare allo scandalo la Lazio, ma l’arbitro non concede il rigore. Da lì la rissa finale con Inzaghi allontanato e con terrificante contorno a fine partita fornito dalla maglietta di Acerbi alzata da Kessie e Bakayoko in segno di spregio dell’avversario. Un inquietante nuovo rituale che sancisce il crollo definitivo dell’ultimo brandello di sportività rimasto nel Paese, cioè lo scambio della maglia.

Fa riflettere invece la vittoria catenacciara della Roma, che nel diluvio dell’Olimpico si impone sull’Udinese 1 a 0 con gol di Dzeko. Viene un dubbio: ma non è che, con un mister così attento agli equilibri difensivi fin da inizio stagione, i giallorossi, evitando di prendere 3 gol a gara, avrebbero potuto occupare un tranquillo terzo posto solitario in classifica con distacchi importanti sulle altre?

 

di Federico Cavallari

Redazione

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