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Quell’Italia attenta e fiduciosa

Il Mondiale di calcio femminile 2019 sta facendo divertire tante persone, a cominciare da quella fetta di tifosi che per la prima volta si è avvicinata a questo sport. Tutte le squadre di ogni girone sono scese in campo almeno una volta, mettendo in mostra le loro identità tattiche e le migliori calciatrici a disposizione. Tra queste c’è stata anche la nostra Italia, che ha vinto contro l’Australia grazie a una buona prova collettiva della squadra. In 90 minuti le calciatrici della CT Bertolini non hanno solamente corso, sofferto, combattuto e vinto. In questa stagione, il calcio femminile italiano ha raggiunto livelli di apprezzamento storici, ma la percezione del paese era ancora lontana da quella che si sta raggiungendo in queste calde giornate di giugno. Il gol di Bonansea al 95’ ha contribuito al compimento di una narrazione romanzesca, quella che culmina con la vittoria in rimonta all’ultimo minuto della squadra sfavorita. Un percorso perfetto che, forse, potrebbe rappresentare metaforicamente il cammino del calcio femminile italiano. 

 

 

Australia - Italia ha messo in mostra molte qualità delle azzurre, a cominciare dalla vincitrice del premo “migliore in campo” Barbara Bonansea. La sua partita ha evidenziato quanto sia brava nei movimenti a palla lontana: nel primo tempo le viene annullato un gol per un fuorigioco millimetrico che avviene dopo una corsa orizzontale per allinearsi all’ultimo difensore dell’Australia, utile poi scattare in verticale verso il gol. La sua prima rete arriva sfruttando un’imprecisione della difesa avversaria e grazie al suo posizionamento ottimale (in quella situazione anche il cinismo che le ha permesso di andare sull’esterno per poi calciare in porta ha giocato un ruolo fondamentale).

Infine, il gol del 2-1 arriva liberandosi, in un’area di rigore densa di donne fisicamente più grandi di tutte le calciatrici dell’Italia, per quello che il New York Times ha definito uno “stunning header”. Un’altra grande protagonista della partita è stata Laura Giuliani che ha rassicurato la linea difensiva dell’Italia con delle grandi parate - tra cui lo sfortunato calcio di rigore - e delle uscite alte in mezzo all’area di rigore. Manuela Giugliano, invece, ha deliziato gli spettatori con il suo delicato tocco del pallone e con la sua intelligenza tattica. Entrambi i gol annullati delle azzurre arrivano da due suoi lampi di luce: prima una verticalizzazione a premiare il bellissimo movimento di Bonansea, poi a memoria cerca con un lancio di prima l’inserimento in area di rigore di Sabatino. 

 
La partita dell'Italia femminile contro l'Australia 

La partita contro la Giamaica potrebbe scrivere un’altra pagina di questo piccolo romanzo, dove le azzurre scenderanno in campo per cercare di agguantare una qualificazione importantissima. Le loro avversarie hanno trovato molte difficolta contro il Brasile, che è stato trascinato da un’incontrollabile Cristiane, una di quelle calciatrici complete sotto ogni aspetto offensivo. Nel primo gol ha dimostrato di avere una grande forza nelle gambe, che le ha permesso di elevarsi e di colpire il pallone con un colpo di testa e con una torsione del corpo nella direzione del secondo palo.

Il gioco delle brasiliane ha reso passivo quello delle giamaicane che sono arrivate poche volte in porta e, quasi sempre, lo hanno fatto con dei tiri da fuori area. Schneider, il loro portiere, si è dimostrata all’altezza di un Mondiale di calcio, parando un rigore al Brasile e compiendo più di un intervento decisivo che ha evitato un parziale troppo pesante. La partita è alla portata di questa Italia, che contro l’Australia ha dimostrato di saper leggere bene le situazioni di gioco e di saper anche soffrire nelle transizioni difensive (nel secondo tempo è stato decisivo l’ingresso di Bartoli a coprire la fascia sinistra). Le difficoltà maggiori delle azzurre sono arrivate attaccando una linea difensiva avversaria ben strutturata, attenta a rimanere sempre allineata e a far andare in fuorigioco le attaccanti (8 volte in 90 minuti). Kennedy e Polkinghorne hanno creato molti più pericoli in entrambe le fasi di gioco rispetto a tutte le altre compagne di squadra, ma sono state limitate bene nel secondo tempo da Linari e Gama (63% di contrasti aerei riusciti), che ha trovato il riscatto personale dopo l’errore che ha portato alla trasformazione del rigore di Kerr. La squadra di Bertolini ha dimostrato di essere una squadra molto attenta, che è riuscita a ribaltare il risultato mantenendo la calma e continuando a sfruttare le incertezze di un’Australia che si è sgretolata piano piano. Questo stesso atteggiamento, unito alle qualità delle singole giocatrici, potrebbe portare quei tre punti che significherebbero qualificazione.

Giocatori divertenti da vedere | Numero 1

1. Agnese Bonfantini

di Daniele Furii

Arriva alla Roma dall’Inter nell’estate del 2018, nasce nel luglio 1999 e indossa la maglia numero 22. No, non parlo di Nicolò Zaniolo, ma di Agnese Bonfantini, una calciatrice divertente da guardare che nella sua prima stagione in Serie A, con l’esordiente AS Roma Femminile, ha confermato di avere le qualità che l’avevano messa in luce nell’annata precedente con la maglia nerazzurra. In campionato, Betty Bavagnoli l’ha schierata da attaccante esterno, dove è riuscita ad aiutare la squadra nella manovra offensiva e nel recupero palla.

 

Bonfantini scende nella propria metà campo, ruba palla e salta l’avversario con una rouleta.

Bonfantini è divertente da guardare perché sa mettersi a disposizione delle proprie compagne di squadra e lo fa sempre con quella qualità nel controllo palla che la contraddistingue in mezzo al campo. Sa sacrificarsi e il suo apporto nelle transizioni difensive è evidente anche per via delle sue doti fisiche. Si tratta di una giocatrice con un’inventiva singolare, che esce fuori nelle circostanze più inaspettate. Nel dribbling ci mette eleganza e dinamismo, quelle caratteristiche che danno una marcia in più alla manovra giallorossa. In più nelle gambe e nella testa ha sempre in mente come finalizzare a rete. Nei suoi gol si può notare come sia capace di percepire con un leggero anticipo dove arriverà il pallone e, una volta tra i suoi piedi, come capitalizzarlo nel migliore dei modi: un destro secco all’angolino basso, un piattone al volo oppure un incredibile gol di tacco.

 

Agnese segna di tacco come Aaron Ramsey.

Il 2019 di Agnese Bonfantini è stato un anno incredibile, come del resto lo è stato per tutto il calcio femminile italiano. Potrebbe diventare ancora più bello se dovesse arrivare la chiamata in Nazionale dalla CT Bertolini per i Mondiali di calcio femminile che si svolgeranno in Francia. La sua creatività, unita alla mai banale lucidità sotto porta, potrebbero portare imprevedibilità e pericolosità alle azzurre. Con la sua fascetta in testa, utilizzata come il suo idolo Alex Morgan, potrebbe diventare la Baby Horse del calcio italiano.

 

2. Gervinho

di Lamberto Rinaldi

Agosto 2018, temperatura effettiva 25°, temperatura percepita 40°. Anche di sera, anche di notte, anche dentro una casa con due ventilatori e un condizionatore. Sono le tre di notte e l’asta di fantacalcio ancora non finisce. Fa caldo, anche perché rimango con 10 crediti e 4 postazioni da chiudere in attacco.

Ho solo una regola per costruire la mia rosa: non prendere mai un giocatore della Roma. Sono troppo coinvolto sentimentalmente, non riuscirei a gestire una doppia sconfitta e non voglio bruciare nessuno. Sempre per l’eccessiva carica di significato di cui rivesto tutti i calciatori giallorossi, mi ritrovo ad offrire cifre assurde per gli ex. Così per anni mi sono ritrovato in squadra i Pizarro, i Mexes, i Toni, ma mai i Romagnoli, i Pjanic e i Benatia. Così quest’anno mi ritrovo con Uçan e Viviani in rosa, Okaka acquistato a Gennaio, e quasi 70 crediti spesi in estate Kouassi Gervais Yao detto Gervinho.

L’azzardo era forte perché la crisi mistica (“Dio mi ha detto di andare in Cina”) e il calo fisico (solo 4 gol in 29 presenze) faceva temere il peggio. Ma l’ivoriano con la maglia del Parma ha fatto faville, tornando a raggiungere la doppia cifra in campionato dopo 8 anni. Era al Lilla, 15 gol in 25 giornate di Ligue 1, con la Roma arrivò a 12 in 37 ma di mezzo ci fu anche la Coppa Italia e gol simili.

Il gol di Gervinho alla Juventus nella Coppa Italia 2013-14

Proprio questa rete nasconde la magia e l’inconsapevole bellezza del modo di giocare di Gervinho. Sembra infatti un colpo di arti marziali, una mossa di judo, che guarda caso, come il calcio, è uno sport di gamba. Scriveva Vladimir Dimitrijevic: “Se osserviamo con attenzione il judo ci accorgiamo che in realtà è football senza pallone. Se il judoka, anziché su un avversario, indirizzasse i suoi colpi su un pallone, gli imprimerebbe un movimento particolare, una traiettoria che è poi quella del tiro a effetto”. La gamba di Gervinho, come quella di Jackie Chan, è una minaccia, un pericolo per l’avversario. Ma l’ex Arsenal non la usa come un’arma, come un fucile o una pistola, perché Gervinho non è un cacciatore umano, è un predatore animale. Agisce per istinto di sopravvivenza e, come la gazzella del famoso racconto, sa che deve correre più forte dei difensori per fare gol.

Il coast to coast di Gervinho nel 2 a 0 del Parma sul Cagliari

Agli ultimi mondiali giocati, quelli del Brasile, la Fifa registrò la velocità di picco in 32.2km/h. Oggi quella frequenza è diventata la sua età e Gervinho corre meno forte e corre anche meno: 9.3 km in media a partita (3 in meno del suo compagno di squadra Antonio Barillà) ed è 260esimo nella classifica dello spazio percorso. Corre meno ma corre meglio. E lo dimostra la lucidità con cui arriva sotto porta.

Il gol contro la Juventus, a tempo scaduto

47 tiri totali, 10 gol, quasi il 30% di tutte le reti stagionali del Parma. Ma non sono i numeri a divertirci, quanto lo stile di gioco di Gervinho. Quella finta, il rientrare sul destro, la rapidità degli scatti, i cambi di direzione improvvisa, la totale assenza di qualsiasi razionalità nelle giocate, il caos dei dribbling, i piedi che si muovono sull’erba come se fossero sui carboni ardenti. Gervinho quando gioca fa caciara. E quando prende palla, che sia a centrocampo, al limite dell’area o nella propria trequarti, fa alzare tutti in piedi.

 

3. Donny van Beek

di Francesco Di Rosa

Mattatore della Juventus in Champions League e decisivo nell'andata della semifinale Tottenham Ajax finita per 0 a 1, Donny van de Beek non è il giocatore più “sponsorizzato” dai media tra i tanti talentosi che formano la rosa bianco rossa. Classe 1997, nato a Nijkerkerveen, è un giocatore atipico.

Il carisma di un leader

Gioca trequartista ma non ha l’agilità caratteristica del ruolo, e neanche la tecnica sopraffina richiesta solitamente. È alto 1.84 e pesa 76kg, il suo gioco è molto fisico e infatti la sua carriera inizia in mediana, viene spostato qualche metro in avanti grazie all’intuizione di Erik ten Hag, e rende divinamente bene in quel ruolo. Interpreta il ruolo come un Perrotta e un Nainggolan, per questo è il profilo di giocatore che può piacere ad un tecnico come Spalletti. Negli ultimi due anni è riuscito ad essere anche molto prolifico con 13 gol nella stagione 2017-18, accompagnati da 6 assist, e 11 gol nella stagione in corso di svolgimento, conditi da 9 assist.

Colpi assurdi quelli di van de Beek

Quello che impressiona maggiormente, però, è la personalità che ha mostrato il giovane centrocampista. Nel doppio confronto di Champions League non si è fatto intimorire dai fuoriclasse della Juventus e ha sfoderato due prestazioni mostruose, con annesso il gol che ha cambiato l’inerzia della sfida di Torino. Non spicca come i suoi compagni perché non esegue giocate di fino e più che allo spettacolo è un giocatore che pensa alle cose pratiche ma non per questo lo possiamo considerare un giocatore scarso tecnicamente, anzi. Essendo cresciuto nella prestigiosa Academy dell’Ajax, sa trattare anche molto bene il pallone. Nell’entusiasmo generale che si sta creando intorno ai ragazzi terribili della squadra olandese, il fatto che non si faccia troppo spesso il nome di van de Beek lo rende anche un’ottima occasione in ottica di mercato riuscendo a strapparlo ad un prezzo tutto sommato onesto. Quello che vi consiglio, se vi capita di vedere una partita dei lancieri, è di buttare più di un occhio su quel ragazzo biondo che gioca sulla trequarti.

 

4. Joaquin Correa

di Gianluca Di Mario

A Joaquin Correa è toccato un ruolo difficilissimo: sostituire Felipe Anderson nel cuore dei tifosi laziali. E per adesso non si può ancora dire che ci sia riuscito a pieno ma di certo la Lazio non ha perso molto nel cambio. Non avrà la continuità dei grandi campioni ma quando è in giornata e ha la palla tra i piedi riuscire a togliergliela è impresa quasi impossibile.

El tucu Correa

La cosa più bella da vedere di Correa è la sua capacità di partire improvvisamente da fermo in un dribbling estenuante, non si accontenta finché non ha superato tutti gli ostacoli, come ha fatto con il Milan in campionato, dopo pochi minuti dall’inizio, partendo da centrocampo, ha accelerato all’improvviso, ha saltato come birilli tutti i giocatori avversari e poi assist al bacio per Immobile che non lo ha sfruttato a dovere. Una cosa che lo differenzia da altri giocatori di questo tipo però, è che il suo dribbling non è mai fine a sé stesso, non è una mera dimostrazione di bravura tecnica, ma ha sempre un fine che sia il tiro da posizione sicura o un assist al compagno.

È così che ha segnato il suo primo gol con la maglia biancoceleste in Serie A, contro l’Udinese: prende la palla in area, salta uno, salta in secondo, palla a giro e portiere battuto. La vera pecca è che ne fa ancora troppo poche di giocate così, sono lampi di talento che accendono la partita e a volte la risolvono, come il gol da fuori area in girata fatto all’ultimo minuto ancora una volta contro il Milan ma nella partita d’andata.

Le giocate di Correa nella semifinale vinta con il Milan

E proprio contro i rossoneri, è arrivata l’ennesima rete decisiva dell’argentino: un contropiede fenomenale orchestrato da Immobile, la palla che arriva a Correa che con un guizzo brucia il portiere della squadra di Gattuso. Sesto gol in stagione, con altrettanti assist, in 40 presenze per una Lazio lanciata verso l'ennesima finale di Coppa Italia. Un bottino ancora magro, ma al tempo stesso decisivo. Giocate veloci, rapide. E una volta che quei lampi diventeranno fulmini non c’è ne sarà per nessuno.

 

 

5. Stephan El Shaarawy

di Federico Cavallari

Coloro che mi conoscono bene sono abituati ai miei momenti di stranezza. Fate attenzione perché sarete testimoni anche voi di uno di questi attimi travolgenti. Dirò una frase forte. El Shaarawy dovrebbe essere il calciatore più apprezzato da ognuno di noi. E questo non dal punto di vista meramente calcistico, ma dal punto di vista culturale e anti-antropolocentrico.

Tale giocatore sa di essere il simbolo di un qualcosa di più grande, ma allo stesso tempo rappresenta la quotidianità propria di ciascuna persona. Facendo un discorso empatico, in fondo chi è che non cammina nello stesso modo spento, affranto, scuro in volto per buona parte della sua vita in attesa di qualche scintilla di grandezza come il nostro El Shaarawy si aggira per i campi di calcio in maniera anonima, aspettando la sua occasione? Il Faraone, normalmente dedito ai suoi compiti di ordinaria amministrazione, nascosto nell’ombra, pensieroso, attende. Ed ecco che la partita della svolta arriva ciclicamente in modo alternato, ma ad intervalli piuttosto regolari. La gara in cui nessuno si pente del suo acquisto. El Shaarawy incarna la vera anima della Roma, cioè la propria follia. Non te lo aspetti e il Faraone ti regala la doppietta della vita come nel celebre Roma-Chelsea 3 a 0 dello scorso anno.


La rete di El Shaarawy contro il Chelsea lo scorso anno

Rifletti sui misteri imperscrutabili dell’universo, guardando la tua squadra del cuore, e ti ritrovi improvvisamente gioielli di fattura pregiata come il suo ultimo capolavoro contro l’Inter, che gli ha consentito di centrare la doppia cifra in campionato dopo molto tempo. Nel mezzo sono passati 3 anni e mezzo, 104 presenze con la maglia della Roma, conditi da 33 gol. Reti spesso di grande caratura estetica e segnature numericamente accettabili per un esterno d’attacco. Quest’anno è il miglior cannoniere della Roma in serie A. Parliamo di un giocatore che se è in giornata di grazia lo si comprende già dai primi minuti di un match. Il Faraone esce dalla routine dell’uomo qualunque e si prende la scena a suon di gol e di vincenti uno contro uno in cui umilia l’avversario, sfoderando la sua tecnica eccellente.

dzeko

Dzeko ed El Shaarawy, pace fatta dopo Ferrara

La velocità non è il suo forte, ma nel corso della partita diventa comunque inafferrabile come una saponetta vista la capacità di spezzare il gioco. L’eleganza nel tenere palla e la maestria nelle giocate gli consentono di trasmettere fiducia alla squadra e di partecipare molto alle manovre collettive. Da non sottovalutare le numerose occasioni che si crea spesso individualmente quando il resto della Roma si rifugia in letarghi profondi. In solitudine nel momento del bisogno lui c’è. Non molla. Si carica la moltitudine sulle spalle e le decisioni sul da farsi le sa prendere. Proprio come un vero Faraone. 

 

6. Josep Ilicic

di Alberto Petrosilli

Il giocatore di cui vi voglio parlare viene comunemente e scherzosamente chiamato “nonna”. “Come stai oggi, nonna?” Sembrerà uno scherzo ma non lo è. Josip Ilicic, trequartista tuttofare della splendida Atalanta di Giampiero Gasperini, è conosciuto da tutti gli addetti ai lavori come un simpaticissimo brontolone, stancamente falcidiato dalle sue continue noie muscolari. Eppure..


C'è anche il marchio di fabbrica di Ilicic in questa Atalanta formato Champions

Nonostante il ritratto iniziale sia quello di un giocatore avviato alla pensione calcistica, lo sloveno è invece nel pieno della sua maturità sportiva. Ennesimo colpo dell’epopea Zamparini a Palermo, adolescenza calcistica alla Fiorentina, esplosione definitiva in terra bergamasca, il buon Josip riesce in ogni sua giocata a rapirmi clamorosamente gli occhi.

Classe infinita abbinata a quella sregolatezza tipica dei geni, incarna perfettamente la figura del perfetto trequartista moderno, piedi educati abbinati ad una straripante forza atletica. Mancino terribile, ha fatto la fortuna di tutti gli attaccanti con cui ha avuto l’onore e l’onere di fare coppia, da ultimo quel Duvan Zapata che grazie all’assistenza del classe ‘88 sta vivendo la sua migliore stagione della carriera.


Ilicic potrebbe fare concorrenza alla Swiffer: leva ragnatele e polvere (dagli incroci) meglio di chiunque altro

Nasce esterno ma ben presto accentra prepotentemente il suo gioco per sfruttare la fantastica balistica di cui è dotato, balistica con la quale ha tolto e continua a togliere ragnatele da quasi tutti gli incroci delle porte del campionato di Serie A. Un calciatore con solo pregi, direte voi. Chiaramente impossibile, continuerete con aria sostenuta. Ovviamente no, vi rispondo io. Josip Ilicic fa rima con indolenza, quella noia calcistica che spesso lo porta ad estraniarsi stancamente dal gioco. Acciaccato e sofferente, ma pregiato. Chi vi ricorda? Belli de nonna...

Il calcio volta pagina. Almeno per quanto riguarda il Pallone d’Oro. Cristiano Ronaldo sconfitto, Lionel Messi pure. E intanto, France Football, apre al calcio femminile: Ada Hegerberg dell’Olympique Lione è la prima calciatrice sul tetto del mondo.

Elia Gorini, giornalista di San Marino RTV e giurato per il Pallone d’Oro, ha parlato di tutto questo ieri sera ai microfoni della trasmissione Super Santos – Active Webradio. Ecco le sue parole.

 

È finita un’era calcistica con la vittoria di Luka Modric?

Direi proprio di sì dopo 10 anni di duopolio completo si arriva ad un cambiamento epocale, poi bisognerà capire se è soltanto un anno che farà da spartiacque per una nuova decade di successi targati Messi e Ronaldo ma quello di quest'anno è stato un anno importante.

Te Elia per chi hai votato?

Ho votato per Antoine Griezmann davanti a Cristiano Ronaldo e Luka Modric. Ogni giurato deve esprimere 4 preferenze, il quarto era Kylian Mbappè e il quinto, sempre per me, Mohammed Salah.

Molti hanno parlato della “sconfitta” di Cristiano Ronaldo come di una sconfitta politica, visto il differente peso che a livello europeo hanno Juventus e Real. Secondo te, fosse rimasto in Spagna, il portoghese avrebbe continuato a vincere?

Questa è una curiosità di molti, io sinceramente non lo credo. Alla fine Modric ha vinto anche il premio Best player della Uefa e della Fifa, quindi c'è una sorta di coerenza anche nei premi precedentemente assegnati. Ricordo che il premio della Fifa è assegnato dai giornalisti, dai CT e dai capitani delle Nazionali, mentre il premio di France Football è legato solamente ai giornalisti. Non mi stupisce la vittoria di Modric. Io non l'ho votato per primo sinceramente perchè ritengo che nell'anno del Mondiale vada considerato il peso di questa competizione, anche perchè France Football fornisce dei criteri da seguire: criteri individuali, di squadra, il fairplay e la carriera del giocatore. Griezmann ha vinto la Coppa del Mondo, ha segnato in Finale, oltretutto ha vinto con l'Atletico Madrid anche l'Europa League, secondo me poteva veramente essere l'anno di Griezmann, tra l'altro anche Paolo Condò ha votato Griezmann.

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Ci sono stati dei voti a sorpresa?

Si, i voti funzionano molto per componente geografica. C'è la fazione latina che tifa più per Messi, in Africa ha ottenuto molti voti Cristiano Ronaldo, le isole del Pacifico hanno votato di più per Modric. Spulciando tra i voti ho visto anche la Repubblica Centrafricana che ha votato Benzema, che nonostante abbia raccolto diversi voti non è riuscito ad entrare tra i primi cinque.

Oltre a Modric però è stato assegnato anche il primo Pallone d’Oro femminile, dove ha vinto la norvegese Ada Hegerberg. Che cosa ci puoi dire di questa calciatrice?

Si è stata un'edizione storica perchè France Football ha aperto anche al calcio in rosa. Giustamente, aggiungo io. Noi di San Marino RTV, come tv di Stato, siamo molto impegnati perchè da 6 anni realizziamo un programma interamente dedicato al calcio femminile. Il premio ad Ada Hegerberg è strameritato, parliamo di una calciatrice che ha vinto con l'Olympique Lione le ultime tre edizioni della Champions League femminile, è stata capocannoniere della scorsa edizione. Io l'ho vista giocare anche dal vivo quando la squadra francese ha vinto la Coppa Campioni nella finale giocata in Italia, al Mapei Stadium di Reggio Emilia, dove la Hegerberg mise la sua firma. Credetemi, è veramente molto forte.

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Juventus, Milan, Roma, sempre più società stanno creando la squadra femminile. Com'è lo stato di salute del movimento femminile e come sta andando la Serie A?

Il Milan di Carolina Morace sta facendo molto bene ma credo che, alla lunga, dovrebbe venire fuori anche la Fiorentina, che ha speso molte energie per la Champions finora. Il Milan partiva da una base importante, ha acquisito il titolo del Brescia femminile, che l'anno scorso ha perso lo spareggio vittoria contro la Juventus di Sara Gama. C'è quindi una basa di giocatrici molto forti, uno zoccolo duro importante, il tecnico Carolina Morace ovviamente non la scopro io, è un ex giocatrice e un tecnico molto preparato. Il Milan può fare molto bene, a Sabatino e Zacinti ha aggiunto Raffaella Manieri, che ha vinto con il Bayern Monaco anche un paio di scudetti e lo scorso anno giocava a Ravenna. C'è una bella base. Milan, Juventus e Fiorentina si giocheranno lo scudetto ma una menzione particolare la merita il Florentia, società neopromossa che è partita da lontano e in 4 anni è arrivata in Serie A e sta facendo un supercampionato.

C’è ancora un vuoto normativo nel mondo sportivo al femminile, secondo te cosa si dovrebbe fare?

Il problema è tutto di compensi: il calciatore uomo fa il professionista, la calciatrice donna non se lo può permettere, perchè gli stipendi non sono equiparati. Ovviamente non si può ambire subito a stipendi milionari, ma almeno creare una base per permettere alle calciatrici di potersi dedicare a tempo pieno al proprio sport. Anche perchè non c'è differenza tra l'impegno maschile e femminile: la Juventus, campione d'Italia in carica, si allena due volte al giorno. Oggi però non si può parlare di professione. C'è differenza tra maschile e femminile e non riguarda solo il calcio, ma tutto lo sport.

Qualcosa però si sta muovendo, Sky ad esempio ha acquistato i diritti televisivi per le loro partite. La visibilità è senza dubbio positiva.

Noi l'abbiamo fatto per 6 anni e siamo contenti che ora anche Sky abbia intrapreso questa strada. Noi, come San Marino RTV, abbiamo fatto da apripista e più reti si occupano di calcio femminile meglio è.

Cosa ti senti di dire a chi non si è mai avvicinato al calcio femminile?

Per guardare il calcio femminile bisogna avere molta umiltà, nel senso che è evidente che l'approccio al calcio maschile sia diverso rispetto a quello femminile. Io faccio sempre un esempio: i 100 metri corsi dagli uomini alle Olimpiadi sono diversi dai 100 metri femminili, questo perchè c'è una struttura fisica diversa. Il calcio femminile ha un vantaggio rispetto a quello maschile: le prime hanno più voglia di apprendere rispetto ai secondi, questa è una cosa che ho imparato in questi anni che lo seguivo da vicino. C'è una grande attenzione al gesto atletico, si vedono gol di grande levatura. E soprattutto ci sono tanti allenatori uomini che, partiti dal calcio maschile, una volta arrivati a quello femminile non sono più tornati indietro.

Ieri al Quirinale erano ospiti calciatori e calciatrici della Nazionale italiana di Calcio in occasione dei 120 anni della Figc. Durante la cerimonia ha parlato anche Sara Gama, capitano della Juventus Women e difensore della nazionale. Nata a Trieste il 27 marzo 1989, da padre ivoriano e madre triestina, quest'anno in occasione della Giornata Internazionale della donna, è stata inserita da Mattel, casa produttrice di giocattoli statunitense, tra le 17 personalità femminili internazionali, e unica italiana "che hanno saputo diventare fonte di ispirazione per le generazioni di ragazze del futuro" e per questo gli è stata dedicata una Barbie.

Queste le sue parole al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella:

Buon pomeriggio Signor Presidente.
A nome di tutte le calciatrici italiane, La ringrazio per averci voluto qui oggi con Lei per celebrare insieme questo significativo momento del calcio italiano ed è una gioia per noi condividere questo momento con i nostri colleghi.
Credo che per noi donne questi 120 anni di calcio siano stati vissuti in maniera diversa. Il calcio è nato molto tempo fa e anche quello praticato dalle donne ha mosso i suoi primi passi non molto tempo dopo quello degli uomini, ma il percorso delle due realtà di questo sport è stato molto diverso e la nostra disciplina ha faticato a decollare e a vedersi riconosciuta una sua dignità. Per questo ci piace pensare anche che il nostro calcio sia piuttosto giovane e tutto sommato dare 120 anni a delle donne penso che non sia proprio il massimo!
Mi permetterete di dirvi quello che pensiamo veramente riguardo la nostra età e il nostro tempo.
Io e le mie compagne abbiamo la fortuna qui oggi di poter festeggiare noi stesse, i nostri sogni e chi ci ha aiutato sin qui a realizzarli.
In questi ultimi anni il calcio femminile sta finalmente vivendo un momento di grande crescita nel nostro Paese. Siamo entrate nel mondo dei club professionistici maschili che ci danno un'enorme possibilità di allenarci e praticare al meglio il nostro sport. Ce ne sono altri, quelli dilettantistici, che ancora costituiscono lo zoccolo duro del nostro piccolo sistema-calcio, senza la passione e dedizione dei quali oggi non saremmo approdati a lidi per noi prima solo immaginati. Grazie alla sinergia tra tutti questi e alla Federazione Italiana Giuoco Calcio, che da sempre con le sue Nazionali ci permette di fare esperienza al massimo livello calcistico e che da tre anni a questa parte ha avviato una serie di riforme che ci valorizzano, tanta gente ora ci conosce e sa che il prossimo anno andremo ad affrontare un Mondiale conquistato sul campo con un percorso strepitoso, dopo 20 anni in cui l'Italia mancava dalla massima competizione calcistica mondiale.
Molti non conoscono però i sacrifici che abbiamo fatto quando eravamo bambine, semplicemente per riuscire a praticare lo sport che amiamo, e quelli profusi negli ultimi anni anche fuori dal campo perché ci venisse riconosciuto il nostro spazio e la possibilità di esprimerci al meglio.
Per me e le mie compagne oggi è una festa. Molte di noi sono state presenti su molti fronti negli ultimi tre anni e sono testimoni - soprattutto a se stesse - di quello che è stato un primo viaggio alla ricerca della nostra dimensione.
Noi sappiamo che oltre ai valori sportivi e alla nostra competitività, alla voglia di dare il meglio in campo spinte dalla nostra passione e dal desiderio di rappresentare al meglio il nostro Paese, abbiamo avuto una forza in più che ci ha mosso con moto costante, la forza che solo la capacità di sognare qualcosa di più grande ti può dare. Questa forza è il coraggio di pensare di poter cambiare il volto del nostro sport in Italia, fare conoscere il nostro splendido mondo a tutti gli italiani, soprattutto alle bambine italiane, creare per loro dei nuovi modelli a cui potersi ispirare e tracciare una strada meno impervia per il loro futuro.
La condivisione di gioie e dolori su questo percorso ci ha portato ad un Mondiale - il nostro Mondiale! - quello che oggi diventa il primo passo sul cammino di crescita della nostra disciplina in Italia e, perché no, in tutto questo non vi nascondo, ci siamo tolte qualche soddisfazione come quella di oggi.
Verso chi tre anni fa ci avesse detto che oggi saremmo state qui, nella casa del Presidente della Repubblica Italiana, avremmo rivolto uno sguardo come quello che si riserva, o riservava, ad una donna con le scarpette da calcio addosso.
120 anni, un tempo differente per noi, un tempo relativo.
Ora sapete cosa io e le mie compagne siamo venute a celebrare qui oggi e comprenderete meglio la nostra emozione e gratitudine per quest'opportunità che ci ricorda chi siamo, da dove veniamo e soprattutto dove stiamo andando con tutte le nostre forze"

Il caos oltre la siepe

Ma che bella la Serie A: Ronaldo alla Juventus, le milanesi che ricominciano a spendere e i milioni che tornano a girare. Tutto molto bello, ma basta alzare un po' il tappetto per scoprire che sotto non c'è solo un po' di polvere ma una vera e propria tempesta.

Oltre la siepe che racchiude l'oasi felice della Serie A, il sistema calcio italiano è nel caos più totale.

Come ogni estate nelle leghe minori abbiamo assistito ad una moria incontrollata di società che non sono più in grado di sostenere costi elevati senza adeguati ritorni. Ma se gli anni scorsi si era riusciti a mettere qualche pezza, quest'anno la situazione si è fatta più complicata. In Serie B, ben tre società storiche come Bari, Cesena e Avellino non sono riuscite a iscriversi e dovranno ripartire dai dilettanti, in Serie C non ce l'hanno fatta Fidelis Andria, Mestre e Reggiana, mentre il Bassano si è fuso con il Vicenza. Pronti dunque i ripescaggi: per la C ecco Cavese, Imolese e Juventus U23, la prima e finora unica squadra riserve ammessa dopo la riforma voluta dalla FIGC lo scorso anno.

Per la B invece... nessuna, niente ripescaggi. È questa la decisione a cui è giunta la Lega B dopo che la situazione si era ingarbugliata più di quanto non lo fosse. Inizialmente infatti per il ripescaggio sembravano in vantaggio Ternana, Pro Vercelli e Virtus Entella, ma una decisione del TFN, il tribunale federale, ha ribaltato tutto, annullando la norma che prevedeva l'esclusione dalle graduatorie per i ripescaggi delle squadre con provvedimenti giudiziari o finanziari a loro carico negli ultimi 3 anni.

Ecco così che sono balzate in testa Catania, Novara e Robur Siena. Le altre squadre ovviamente non sono rimaste a guardare annunciando il ricorso e così tra marce indietro e contro ricorsi la data per una decisione finale si è vista slittare fino al 7 settembre. La Lega B ha quindi deciso di sua iniziativa di sospendere i ripescaggi e stilare un calendario a 19 squadre, con il Coni che però ha avanzato più di qualche dubbio sulla liceità della decisione.

Nel frattempo anche la lega C è in attesa di scoprire se deve sostituire altre squadre o no, perciò ha rimandato l'inizio del campionato a settembre, con in vista anche un possibile sciopero dell'asso-calciatori.

Se guardiamo al calcio femminile poi la situazione non è più rosea: sebbene ci sia finalmente un deciso interesse da parte dei club maschili che stanno puntando sulle ragazze iscrivendo una loro sezione nel campionato di categoria, unito al successo della nazionale che è riuscita a qualificarsi ai Mondiali vincendo tutte le gare del proprio girone di qualificazione, al livello istituzionale è di nuovo caos. La gestione del campionato infatti è tornata alla Lega Dilettanti, dopo che negli ultimi anni era stata in mano alla FIGC, che ha presentato ricorso e anche qui il rischio sciopero è concreto.

Insomma la Serie A si appresta ad iniziare ma le fondamenta non sono così solide e senza un adeguato intervento di consolidamento l'intero palazzo rischia di crollare. In attesa di un ingegnere, godiamoci Cristiano Ronaldo e facciamo finta di niente.

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