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19 maggio 1999. A Birmingham la Lazio vince la prima coppa europea della storia. Lo fa battendo il Mallorca in finale di Coppa delle Coppe, grazie alle reti di Christian Vieri e Pavel Nedved. Una squadra fantastica, che poteva vantare anche giocatori come Alessandro Nesta, Dejan Stankovic, Sergio Conceiçao. E Giuseppe Pancaro, difensore simbolo della Lazio degli anni 2000.

Lo abbiamo contatto per parlare insieme di quella squadra, per ricordare il passato ma anche per provare a capire qualcosa di più del futuro della Lazio.

Ecco le sue parole in esclusiva per il Catenaccio.

 

Vent’anni fa la Lazio vinceva la Coppa delle Coppe. Che ricordi ha di quella finale?

Fu il coronamento di un processo di crescita ma allo stesso tempo un nuovo inizio. Era infatti il primo trofeo europeo che riuscimmo a vincere, l’ultima Coppa delle Coppe della storia. L’anno prima ci eravamo prima ci eravamo andati vicino, perdendo solo in finale contro l’Inter di Ronaldo. Avevamo vinto la Coppa Italia, in Italia stavamo crescendo. La finale contro il Mallorca fu la certificazione di un ciclo sia in Italia che in Europa.

A leggere la formazione della Lazio viene quasi la pelle d’oca: Vieri, Nedved, Stankovic, Mancini, Salas, Nesta. Una squadra di campioni, che aria si respirava in quello spogliatoio?

Io sono arrivato a Roma nel 1997, da una piccola realtà come Cagliari. Ricordo ancora la prima sensazione al primo allenamento, alla prima partita. Ero consapevole di essere arrivato in un’ambiente fatto di grandissimi calciatori.

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Alessandro Nesta fu il compagno che più impressionò Pancaro

Tra questi, chi l’ha colpita di più?

Ti dico senza dubbio Alessandro Nesta. Sin dal primo giorno mi aveva stupito piacevolmente, anzi mi aveva letteralmente impressionato perché non avevo mai visto e mai giocato con un difensore così forte, così carismatico, insuperabile nel 1 contro 1. Fu bellissimo giocarci insieme.

Questa per la Lazio è stata una settimana bellissima, dopo la vittoria della Coppa Italia contro l’Atalanta. Si tornerà mai ai livelli degli anni 2000?

È molto difficile perché questa Lazio sta sopperendo al gap con altre squadre, soprattutto quelle che possono spendere di più come la Juventus, grazie alla competenza e alle idee. Io penso che, purtroppo, le idee ti premino fino ad un certo punto, ma se vuoi competere per vincere allora subentra anche la forza economica che hai. Le idee non bastano. Ance se la Lazio, come l’Atalanta d’altronde, è una società da prendere come modello, che mantiene il passo delle più ricche, molto spesso superandole.

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Pancaro in copertura

C’è qualche giocatore della Lazio di oggi che giocherebbe anche in quella squadra di Eriksson?

Secondo me ce ne sono diversi che avrebbero potuto far parte di quel gruppo. Faccio tre nomi. Il primo è Milinkovic Savic, decisivo in finale, poi Correa, che da settembre ad oggi ha avuto una crescita e dei miglioramenti straordinari e infine Lucas Levia.

Ha giocato, quegli anni, anche con mister Inzaghi. Pensava potesse fare una carriera simile da allenatore?

Simone sta bruciando le tappe, sta facendo cose straordinarie e sono contentissimo, visto che sono suo amico. Alla base del suo successo c’è una virtù: l’intelligenza. Questo lo rende uno dei migliori allenatori italiani, nonostante siano solo tre gli anni da cui allena. Da tifoso della Lazio spero che possa rimanere a Formello.

 

a cura di 

Gianluca Di Mario

Lamberto Rinaldi

Internazionale

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