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Date a Rino quel che è di Totti

Ricostruire dalle fondamenta non è mai semplice. Farlo in una città in tumulto che ti ha eletto negli anni a divinità calcistica e non, risulta ancora più difficile e complicato. Questo il compito che spetterà dal primo luglio 2019 a Francesco Totti, ingombrante dirigente romano ed ex capitano mai dimenticato.

Al volgere di una stagione nefasta per i colori giallorossi, otto partite separano la Lupa Capitolina dall’ennesima rivoluzione annunciata. A guidarla, appunto, er Pupone, investito finalmente di responsabilità e di quei pieni poteri operativi che venivano invocati per lui fin dal giorno successivo al suo ritiro, in quella famosa domenica del 28 maggio 2017. In esclusiva oggi, tramite questo pezzo, noi de ilCatenaccio siamo pronti a svelarvi i piani della Roma che verrà, idee e pensieri che si intrecciano indissolubilmente alla figura di Ivan Gennaro Gattuso, bandiera rossonera e condottiero mal sopportato di una barca, quella milanista, che sta tentando faticosamente l’approdo in Champions a 5 anni di distanza dall’ultima proficua apparizione sulle migliori “coste” europee.

totti

Ammettetelo: non ci state capendo nulla? Andiamo con ordine.

Dopo l’allontanamento del Ds spagnolo Monchi susseguente alla disfatta col Porto, a Roma si è creato un vuoto di potere che Pallotta, ricalcando i passi della gestione immediatamente post Sabatini, ha tamponato con la promozione del fedele Massara. Fin qui niente di nuovo se non fosse che Francesco Totti, liberato dall’opprimente naftalina in cui era affossato da un anno e mezzo, ha preso la prima vera decisione importante nelle sue nuove vesti, richiamando a Roma quel Claudio Ranieri quasi scudettato nell’amara stagione 2009/2010. È inutile oggi soffermarsi sulla bontà o meno della scelta (per essere onesti, al momento il campo la sta smentendo clamorosamente), ma ciò che ci preme sottolineare invece è la nuova consapevolezza dirigenziale che il campione del mondo 2006 lega indissolubilmente a questa scelta: posso incidere anche in questo ruolo.

Da qui, e da questo momento comincia l’esplicazione del piano futuro romanista, l’idea di Pallotta, dopo un confronto con lo stesso Totti, di affidargli la gestione futura della Roma, declassando così Baldini a mero consigliere esterno piuttosto che saccente deus ex machina romanista. Con o senza la qualificazione alle coppe europee, il piano è solare: ricostruire una squadra di giocatori giovani (soprattutto) e meno giovani (pochi ma buoni) che possa aprire le porte ad un futuro stavolta condito da qualche successo.

A chi affidare questo manipolo di ragazzotti? Nessun dubbio: Gennaro Gattuso. È lui l’uomo identificato come quello della rinascita romanista, avanti oggi a Sarri nelle preferenze del Capitano. Un gladiatore all’ombra del Colosseo, banalità vera o presunta, il nativo di Corigliano Calabro si appresta a guidare la sua truppa, come una sorta di Massimo Decimo Meridio 2.0. Le richieste? Belotti per Dzeko, bosniaco sempre più triste e a secco da quasi un anno all’Olimpico in campionato, e Tonali, regista classe 2000 del Brescia per dare freschezza e vivacità ad un reparto di centrocampo reso acerbo dall’inconsistenza di Nzonzi e Cristante e al contempo annacquato dai malanni fisici di De Rossi.

Già, proprio lui. Filtra negli ambienti vicini al giocatore la voglia di ritirarsi a fine anno, un ginocchio malandato e la volontà di non mettere a repentaglio la sua incolumità fisica post carriera. L’idea di Totti? Intuitiva, Daniele vice Gattuso, un po' come in quel mondiale 2006. L’immagine ci riporta alla memoria una delle formazioni “politiche” più importanti della storia romana: il Triumvirato. Totti-Gattuso-De Rossi come Cesare-Crasso-Pompeo? Alla storia e ai posteri, come sempre del resto, l’ardua sentenza.

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