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Sono le 13 in punto. 1998. Il nuovo millennio si sta piano piano avvicinando. Mamma Sonya ha appena finito di preparare qualche piatto prelibato per i due figlioli, Steph e Seth. Chissà perché questi due nomi, forse si diverte a chiamarli insieme. Al contrario di quanto si possa pensare i due fratellini sfuggono ad uno dei luoghi più comuni: i due non litigano per il telecomando né per il canale da scegliere in tv, e non è neanche mamma Sonya a decidere. Sono tutti d’accordo: stasera si guarda papà!

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Dell e Sonya Curry

A dire il vero a volte non c’era neanche il bisogno di accendere la tv: andavano tutti  e tre al palazzetto a vedere papà Dell Curry, nobile giocatore degli anni ’90 dei Charlotte Hornets. Dell non si riscaldava con i suoi compagni di squadra ma con i suoi due pargoletti. Non vorremmo sembrare mica spocchiosi , ma i due, Steph Curry e Seth Curry, erano abbastanza bassi e gracilini. Dell, invece, era un onesto tiratore da tre punti. Forse più che onesto visto che all’epoca, non sentitevi troppo vecchi, si tiravano al massimo tra le sette e le dieci triple a partita. Eppure chissà, a volte il gene si unisce al genio e fuori ne viene qualcosa che mai nessuno avrebbe immaginato. Nessuno avrebbe immaginato che un ragazzino con un po’ di problemi alle caviglie, Steph, sarebbe diventato tre volte campione NBA e due volte miglior giocatore della stagione, un pallone d’oro del basket per capirci. Seth invece non ha il talento del fratello ma non smette mai di sfidarlo sul campetto dietro casa.

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La famiglia Curry

Mai lottare” sono due parole banali che mamma Sonya ha cercato sempre di far mettere in pratica, cosa non altrettanto banale, ai due figlioli. Un po’ di volte in più lei gliele ha dette a Seth che, ad un certo punto, ha smesso di guardare il padre in tv e ha iniziato a guardare il fratello. Deve essere dura avere vicino chi, con meno sforzo e più talento, riesce a mettere la freccia e a superarti. Per Seth arriva una chiamata, non da una squadra NBA però, da una squadra di serie b. Più precisamente dai Santa Cruz Warriors, la squadra minore affiliata a quella in cui gioca il fratello Steph. Altro colpo basso per chi vive solo di “palla a spicchi”. Arriva poi una chiamata da Cleveland e poi un’altra chiamata dai Memphis Grizzlies, ma in quattro anni Seth, fra una gavetta e l’altra, colleziona solo 48 presenze. Gli amanti del calcio diranno che non sono poche ma in realtà una sola stagione NBA conta 82 partite per squadra. Fate voi le differenze.

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Non crediate che però sia stato, nel frattempo, tutto rosa e fiori per il fratello maggiore Steph Curry. Gran talento, gran tiratore, peccato però il fisico smilzo e quelle dannate caviglie che sembrano fare crack nei momenti più importanti. Nella stagione 2015 attua però la sua rivoluzione copernicana ma soprattutto la rivoluzione cestistica. Piovono, rombano decine, centinaia di triple. Da centrocampo, dal logo, cadendo all’indietro, dopo aver palleggiato un paio di volte fra le gambe e dietro la schiena. Steph tira, tira, tira, non importa dove si trovi. Vince il titolo e l’MVP. Lo stesso farà l’anno successivo. Steph ha cambiato il gioco profondamente, o nel bene o nel male. Oggi, infatti, i tiri da tre punti tentati dalle squadre NBA sono circa 25, numeri 4 volte maggiori rispetto a qualche anno prima. Se non è una rivoluzione questa…

La danza di Stephen Curry

Seth e Steph, non Caino ed Abele certo, ma due fratelli le cui strade sono tanto diverse quanto fortunate. 2018. Venti anni dopo i due fratelli si incontrano di nuovo, cestisticamente parlando. Entrambi, l’uno contro l’altro, si giocano l’accesso alle finali NBA per aggiudicarsi il titolo con tanto di anello al dito. Ebbene, mamma Sonya e papà Dell sono ben felici di andare allo stadio per ammirarli. I loro due figlioli hanno già vinto.

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